venerdì 31 gennaio 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Recensione di Shadows di Jennifer L. Armentrout


Prequel della serie "Lux" di Jennifer L. Armentrout, edita da Giunti Y

Leggi qui la mia recensione di Obsidian, primo volume della serie

Dawson si sarebbe aspettato di tutto dalla sua vita di alieno Luxen sulla Terra, ma non lei. Non Bethany, con quei lunghi capelli castani e gli occhi di fiamma. Non lei, seduta davanti a lui a lezione, capitata lì quasi per errore dopo un trasferimento. La ragazza nuova. Dawson capisce di essere perso di lei già dopo i primi istanti: uno sguardo, un sorriso sfuggito per sbaglio, un lieve arrossire delle guance e il gioco è fatto. Da questo momento in poi, i due inizieranno a cercarsi, a trovarsi, a incontrarsi nei corridoi della scuola anche solo per scambiare due parole tra una lezione e l'altra. Bethany, però, non sa nulla di Dawson, dei suoi fratelli Daemon e Dee, della razza aliena alla quale tutti e tre appartengono. La loro coppia è destinata sin da subito a dover attraversare rifiuti e avversità. La stessa famiglia di Dawson, infatti, cerca in ogni modo di allontanare i due ragazzi e la situazione si complica quando ricominciano a comparire gli Arum. Questi ultimi, creature malefiche fatte d'ombra, sono costantemente alla ricerca dei Luxen e il loro unico obiettivo consiste nel sterminare la loro razza. Le rocce di quarzo rosa situate nel luogo in cui i Luxen vivono permette loro di restare al riparo, offuscando la luce che essi emettono naturalmente. Il pericolo, però, non è affatto lontano. Anzi, è molto più vicino di quanto si possa credere...

Parto da un presupposto: avendo letto Obsidian, conoscevo il finale di questo libro ancor prima di iniziarlo eppure, quando ho raggiunto le ultime pagine, non ho potuto fare a meno di commuovermi. La storia d'amore tra Dawson e Bethany è semplice, lineare, senza grandi colpi di scena e proprio per questo è realistica. Mi ha colpito molto il modo in cui la Armentrout ha delineato i personaggi, approfondendoli psicologicamente. Dawson è pronto a tutto per amore ma, al tempo stesso, è costretto a riconoscere alla propria coscienza l'egoismo col quale sta esponendo al pericolo la propria famiglia e la donna che ama. Daemon, suo fratello, è restio a credere che l'amore per un'umana possa davvero sconvolgere la vita di un Luxen fino a quel punto (ma basta leggere Obsidian per capire quanto si stia sbagliando), eppure, compiendo uno sforzo sulla propria volontà, arriva ad accettare la decisione di Dawson pur di restare al suo fianco. Molto interessante, infine, è proprio il personaggio di Bethany la quale, lontana anni luce dalle eroine svampite dei soliti YA, ha un suo cervello, delle idee, una personalità e, soprattutto, si innamora di Dawson per quello che è, con i suoi difetti, i suoi limiti e tutte le conseguenze derivanti dal suo essere un alieno. Il romanzo, breve ed estremamente scorrevole, si legge in un giorno e scatena nel lettore il desiderio di acquistare tutti gli altri libri della serie. Su questo blog trovate già la recensione di Obsidian e pubblicherò a breve quella di Onyx, il sequel. Rimanete sintonizzati: ne varrà la pena.

voto: ***/5

giovedì 30 gennaio 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

La ringrazio anticipatamente per l'attenzione

È sera. Sto completando un capitolo della tesi. Sono stanca e un po' seccata e devo ancora studiare tanto latino. Pensavo. Questo mio non avere mai tempo, dove mi porterà? Avrò sempre l'affanno come oggi? Oggi che anche tu manchi ma è un po' come se ci fossi: mi sei dentro sempre, ho uno stampino per biscotti che ha la tua forma, nel cuore, te l'ho detto. In questa sera c'è tanto vento senza senso fuori dalle finestre e il mio relatore non mi ha mai vista nemmeno una volta coi capelli veramente puliti. È un bene, penserà che sono una secchia. Io sono l'antitesi delle secchie. Ho smesso di contare i sabati in cui sono rimasta a casa, e fortuna che hanno attaccato con la serie di harry potter. Vai Bianca ché per sei settimane sei a posto. E tanto fra un po' parti. L'aereo prenotato e cinque esami da sbrogliare nei prossimi giorni. Ché hai una fame di trenta come fossero biscotti. E quindi insomma è questo il punto. Che cento reblog in tre ore su tumblr sono un miracolo per il quale stappare una coca cola. E le poesie di ermanno krumm. I capelli corti di Valentina che era un anno che non la vedevi. Domani il professore mi vedrà daccapo coi capelli sporchi. La laureanda perfetta. Tante cose da fare. Sei andato a letto alle cinque. Sono innamorata. Porca la peppina se sono innamorata.

P.s. mi piacciono i Nomadi. Non so perché.

martedì 28 gennaio 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Recensione di Pappagalli, favole e tanti guai di Mirko De Gasperis


in uscita per Butterfly Edizioni


James Tripp è uno scrittore giovanissimo e, a poco più di vent'anni, ha già provato la soddisfazione di vedere il suo romanzo d'esordio pubblicato. Il libro in questione gli ha portato un discreto successo nel paese nel quale vive ma, al tempo stesso, ha provocato una serie non indifferente di guai. Il primo fra tutti è Claire, una donna irresistibile quanto odiosa che lavora presso la sua casa editrice. La loro situazione sentimentale è confusa o, per essere sinceri, è inesistente: Claire lo tratta come se non fosse degno delle sue attenzioni e lo contatta solamente per chiedergli se ha terminato la stesura del suo secondo romanzo. Contemporaneamente, James è al centro delle attenzioni di un'amica ninfomane alla quale, dopo ogni incontro, racconta una favola. La vita di James scorre, dunque, tra favole inventate al momento, tailleur firmati "à la Claire", un romanzo da scrivere e i consigli della sua intelligentissima nipotina Kate. A sconvolgergli l'esistenza sarà il suo migliore amico, uno spacciatore che non esiterà a coinvolgerlo nelle sue losche trame, e la comparsa improvvisa di un insospettabile pappagallo, foriero di guai.

Leggendo questo romanzo si ride tantissimo: la prosa di Mirko è semplicemente irresistibile. Ho avuto il piacere di conoscerla con il suo romanzo d'esordio, Poker di cuori, ma devo ammettere che in quest'ultimo suo lavoro ha davvero superato se stesso. Situazioni comiche si alternano ad altre che, pur essendo apparentemente tragiche, sono descritte con un senso dell'umorismo così sottile da riuscire a strappare ugualmente una risata al lettore. I personaggi, perfettamente resi nella loro unicità, disegnano un intreccio avvincente e mai banale nel quale, tra una risata e l'altra, il lettore si ritrova a riflettere su temi importanti quali i valori di una gioventù senza aspettative né sogni messi a confronto, al tempo stesso, con la freschezza della piccola Kate, colta, fiera e indipendente. La vicenda, ritmata come un film americano d'azione, è il pretesto per parlare dell'importanza dei rapporti umani e di quanto, presi come siamo da noi stessi, tendiamo a sottovalutare gli altri senza essere in grado di guardare al di là della loro apparenza. Mirko De Gasperis, con il suo stile unico e irriverente, indaga la superficialità, l'egoismo, l'ambizione sfrenata dell'animo umano e, nel farlo, non dimentica di salvare quel che di buono c'è in noi attraverso la presenza di personaggi positivi come Kate. Pappagalli, favole e tanti guai è un romanzo che consiglio a chiunque voglia divertirsi con una storia diversa da tutte quelle che vi è capitato di incontrare, una storia mai banale che ha il grande pregio di far sorridere e, al tempo stesso, di trasmettere un messaggio intelligente e perfettamente adatto ai tempi che stiamo vivendo.

voto: *****/5


Recensione di Felicità nuda di Maria Cristina Petrucci


acquistabile qui


Il romanzo si apre sulla vita sorridente e serena di una bambina, Virginia, che ama leggere e osservare la gente, scavare nell'apparenza, trovare la verità che si nasconde in ogni persona. Pervasa da un'innocente gioia di vivere, Virginia cresce continuando a brillare di luce propria, concedendo il proprio sostegno agli amici più cari, frequentando la parrocchia e dedicando il suo tempo libero all'anziana Delfina, la donna che le ha insegnato i trucchi segreti del bicarbonato, della pasta fatta in casa e di tante altre ricchezze della tradizione. Ormai adolescente, Virginia sperimenta la forza travolgente del primo amore. Il destinatario privilegiato di questo sentimento è Giorgio, amico del suo migliore amico. Giorgio è un ragazzo cupo, pessimista, piegato dalla forza degli eventi che, seppur sia tanto giovane, ha dovuto attraversare nel corso della sua vita. Virginia s'innamora di lui, della luce che solo lei riesce a scorgere nel buio, ma il suo amore non basterà a salvare un'anima ormai corrotta e Giorgio l'abbandonerà, poco tempo dopo averle strappato la sua prima volta. La ragazza, abituata alla purezza e alla serenità con le quali è cresciuta, precipita nell'abisso. Risollevatasi, riprenderà il suo percorso sulla strada della vita e capirà, esperienza dopo esperienza, che il dolore è una componente fondamentale dell'esistenza di ogni uomo e che sta a noi, al nostro impegno, ritrovare la direzione giusta per la felicità.

Felicità nuda è un romanzo semplice e pulito che ha il sapore della genuinità e dei valori che la società contemporanea tende a dimenticare: l'amicizia, la famiglia, il rispetto per gli anziani e per quella tradizione nella quale affondano le nostre radici. La Petrucci ha una scrittura priva di fronzoli che permette di entrare nel vivo della vicenda e di immedesimarsi con Virginia che, a differenza delle eroine stilizzate che spesso capita di incontrare, è umana a tutti gli effetti e, in quanto tale, commette errori. Il trucco sta nel rialzarsi, nel non abbattersi, nel trovare in ogni situazione la strada da seguire - o da inventare, se non c'è. Il romanzo trasmette molti input di riflessione e il più importante riguarda proprio la felicità la quale, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non è qualcosa di statico, perfetto e irraggiungibile. La felicità è da ricercare nelle piccole bellezze quotidiane, nella nudità della vita così come la conosciamo, con le sue discese e le sue risalite. Perché la perfezione, diceva qualcuno, non è di questo mondo e, aggiungo io, non fa di certo la felicità. 
Interessante è anche il modo col quale l'autrice ha delineato le relazioni tra la protagonista e i suoi amici. Questi ultimi, infatti, non sempre riescono a stare al fianco di Virginia, a sostenerla, ad accettarla così com'è, anche quando ha ormai perduto la luce che le brillava negli occhi. E' qui evidente, infatti, la linea di demarcazione che separa la vera amicizia, quella che non viene mai meno, dall'amicizia di comodo che si ferma alla prima difficoltà, alla prima lacrima, al primo "sei cambiata".
Punto chiave del romanzo, infine, è il momento in cui Virginia si rende conto che, per poter amare gli altri, è necessario innanzitutto amare se stessi: dare tutto incondizionatamente e non ricevere nulla in cambio è soltanto un modo come un altro per annientarsi, dimenticarsi di sé, lasciarsi prosciugare. L'amore, però, non è questo. L'amore è condivisione di vite e non fusione totale, è il rispettarsi e non l'alienarsi per il bene dell'altro. Perché bisogna amare se stessi come si amano gli altri, e mai meno.
Maria Cristina Petrucci, classe 1977, è un'autrice emergente dalla grande sensibilità e il suo romanzo è una boccata d'aria fresca, un'iniezione di coraggio e di speranza. Questo è un libro il cui messaggio va interiorizzato e fatto proprio e, successivamente, diffuso. Un libro che consiglio a tutti coloro che vogliono scoprire una nuova, talentuosa, autrice emergente che sta conquistando, fatica dopo fatica, lo spazio che merita nel panorama editoriale. 

giovedì 23 gennaio 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Recensione di La luce giusta cade di rado di Caterina Saracino



Esistono romanzi capaci di farti dimenticare che il loro autore è un autore emergente. Questo è uno di quelli. 

Asia, Emma e Thomas sono fratelli. Orfani di padre, vivono con la madre Veronica in un condominio barese. Miro, figlio di Lorenzo, è il loro vicino di pianerottolo. I quattro ragazzi crescono insieme, dalle partite giocate nel cortile ai primi screzi e alle angherie subite da Emma. La ragazza, infatti, è quella che Asia definisce "la mia gemella buona": autistica, vive in un mondo tutto suo in cui la realtà risulta capovolta, forse più colorata, forse più sana. Il volto di Emma è lo stesso di Asia, fatta eccezione per le iridi bicolore di quest'ultima, eppure le due sorelle non potrebbero essere più diverse. Emma la dolce, Asia la pessimista, la difficile, la folle. Asia ha bisogno di un'intensa attività sessuale - ai limiti del patologico - per continuare a sentirsi viva, per mettere a tacere l'angoscia che le scorre sottopelle. Asia è innamorata da sempre del padre di Miro, Lorenzo, di un amore puro e platonico che non ha nulla a che vedere con lo sporco che sente dentro ogni qualvolta conceda il suo corpo a uno sconosciuto in un fetido motel di periferia. L'amore per Lorenzo rappresenta un angolo di pace e pulizia che niente e nessuno può intaccare: a lui dedica lunghe lettere, email, parole che non devono mai concretizzarsi, farsi reali. Accanto alla storia di Asia si svolge quella di Miro e Thomas, amici da bambini, separatisi col tempo a causa di un'incomprensione. Thomas vive per la televisione, per il suo eterno scorrere di immagini e colori. La televisione è, per lui, la vita senza possibilità di morte, l'infinito esistere, ed è per questo che vuole farne parte a tutti i costi. Fotografo per passione, viene ammesso ad un reality show "culturale", Art Marathon. Il programma televisivo diventerà per lui non solo il trampolino di lancio per entrare a far parte del mondo dello spettacolo, ma soprattutto un'opportunità di indagare se stesso, la propria sessualità e personalità, fino al tragico e inaspettato finale.

"Avevo un mondo di parole a disposizione, da staccare come chicchi d'uva nei filari delle mie domeniche d'infanzia dai nonni, avevo una moquette color vino e un cubo di pareti, uno spazio delimitato in cui sarebbe stato facile agire, avevo la forza cosmica del sentimento...Eppure restai nel mio. Mio silenzio."

Questo romanzo mi ha sorpresa, scioccata, commossa, emozionata. E' un romanzo maturo, scritto benissimo, scorrevole ed equilibrato; non ha assolutamente nulla da invidiare a libri di autori ben più famosi e quotati. Mi sono innamorata di questa storia sin dal primo capitolo, così avvincente da riportarmi alla memoria l'incipit delle Vergini suicide di Jeffrey Eugenides. Tracce di Eugenides si riscontrano un po' in tutto il romanzo, nel tipo di narrazione, nella particolarità delle immagini. L'idea del vicino di casa che osserva la vita dei tre fratelli fa un po' F. S. Fitzgerald ed è meravigliosa, oltre che resa con grande abilità. Ho apprezzato il cambio di narratore a metà libro, quando Asia diviene voce narrante al posto di Miro e viene poi ulteriormente sostituita da un narratore esterno e onnisciente. La scrittura, ben pensata e mai ostica, accompagna sapientemente una trama di per sé complessa che ben si presta a riflessioni e considerazioni sulla vita, sulla morte, sulle paure, sulla sessualità (qualunque sia la sua direzione). La luce giusta cade di rado, con il suo titolo suggestivo e accattivante, è uno spiraglio lasciato da una porta socchiusa, uno sguardo sulla vita di quattro persone che si incontrano, si perdono, si lasciano senza lasciarsi mai per davvero. Alla base, l'intensità e la complessità del legame fraterno, le sue ambiguità, il vero significato dell'amare e del donare tutto di sé. E' un libro che consiglio con il cuore e che con il cuore è stato scritto. Complimenti, Caterina.

voto: *****/5

mercoledì 8 gennaio 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Affinché tutto cambi.

Il primo post dell'anno è un post dal cellulare scritto in tutta fretta tra una pagina di Storia del Cristianesimo e l'altra perché non ho più il tempo nemmeno per respirare ma meglio così. La verità vera è che adoro essere costantemente impegnata e sì, è stressante, ma mi fa sentire viva. Di fronte ho Sara che studia una roba urbanistica della quale non capisco nulla ed è assurdo che dopo tanti anni siamo ancora qui a fare i compiti insieme come alle elementari, quando ogni lunedì erano testi d'italiano ed espressioni alle quattro del pomeriggio, poi i giochi e la merenda. Quella volta che pensavamo ci fossero i ladri in casa. Quell'altra volta in cui andammo in soffitta a provarci le scarpe del matrimonio di sua madre. Siamo amiche da così tanto tempo che siamo sorelle, ormai. Ha letto le mie prime storie - te lo ricordi, Le fermate del treno? - che erano sempre sceneggiature di film e mai romanzi. Quando facevamo gli incantesimi di witch e di Isa e Bea. Tuo fratello e i Power Rangers (si scrive così?). Anni. Vite. E l'auto che ci porta in centro a fare shopping è la stessa di quando eravamo piccole e giocavamo all'astronave. Affinché tutto cambi, niente deve cambiare (Machiavelli, what a genius).

Vado, allora. Vado ché ho tanto da studiare e se faccio ancora qualche altro ticchettio coi tasti è la volta buona che Sara ha un esaurimento nervoso (o che l'ho io).

P.s. il 4 gennaio Il fiume scorre in te  ha compiuto quattro anni. Auguri a lui e a me (look at the picture).
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