domenica 30 marzo 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Novità Edizioni Anordest - marzo 2014

Buona domenica a tutti! Ecco a voi due novità freschissime firmate Edizioni Anordest. Per quanto mi riguarda, mi incuriosisce moltissimo il primo dei due titoli. Voi che ne dite?



TU MI GUARDI 

 LAURA LAUZZANA 

In libreria dal 27 marzo 2014 

DICONO DEL SUO ROMANZO D’ESORDIO: 

 “Romanzo d’iniziazione più che di formazione, un viaggio orfico, una viscerale attrazione esoterica e sensuale per la natura”. Corriere della Sera 

 “Con una scrittura ricca e a tratti sontuosa, Laura Lauzzana ci offre una storia esemplare, tessuta di emozioni e sentimenti e in cui ciascuno può ritrovare quell’elemento misterioso e contraddittorio che segna la vita di tutti”. La repubblica 

 “Romanzo di formazione, impianto classico e solido, dallo stile asciutto che nulla cede alla retorica, è come un rosario da scorrere, lentamente”. Corriere del Veneto 

 TRAMA:

Un vuoto pieno di senso. A metà anni Novanta si dipanano le vicende di un gruppo di giovani appena usciti dall’università e che devono affrontare il mondo “adulto” delle relazioni di lavoro e di potere. Un continuo contraddittorio tra questi ragazzi, cresciuti negli anni Ottanta, e alcuni loro amici che invece hanno vissuto gli anni di piombo, è sostanziato da dialoghi serrati, nel corpo a corpo con una città, Padova, che porta i segni fisici e umani di una profonda trasformazione sociale, che ha interessato l’Italia dal sogno degli anni Sessanta in poi. Laura Lauzzana usa un tratto netto e denso, fortemente letterario e senza compromessi di facile trama, per tracciare un confronto non solo tra generazioni ma anche tra miti giovanili, visioni del mondo che si oppongono e si attraggono, e questo si compie soprattutto attraverso la figura della giovane protagonista, Alice, che cerca una sintesi tra elucubrazioni mentali e vicende sentimentali tormentate. Alice, nell’inconsistenza di qualsiasi punto di riferimento, si ritrova in un disagio errante che non favorisce nessun approdo e le fa attraversare i mondi dell’arte contemporanea, e dei suoi mercanti, della moda e del marketing. Da contrappunto è la ricerca di senso di questi giovani inattuali che, insieme agli amici più adulti, tentano di difendersi dall’assedio di una società dello spettacolo invasiva. Un romanzo che descrive come una spettacolarizzazione della vita abbia dato forma a un nuovo tipo antropologico, sempre più distante dal reale e suggestionato dall’artificio. Un narrare che non pretende verità, ma che trasuda il tragico errore di chi ha smesso di lottare. Una pacificazione sembra possibile solo quando l’anima è stata esposta al travaglio. Una pace che non potrà mai essere omologazione.

L'AUTRICE:

 LAURA LAUZZANA, nata a Udine, dopo la laurea in Filosofia, lavora come giornalista in Italia e a New York. Vince il Primo Premio Nazionale “Grinzane Cavour” organizzato in collaborazione con la Rai, per l’ideazione di una trasmissione culturale. Si specializza nel campo dell’antropologia sociale, con un Master presso la SOAS, Università di Londra, e un Ph.D. presso l’Università del Sussex (UK), con ricerca di un anno sul campo in Tanzania. Qui svolge anche uno studio per conto della FAO. Ha pubblicato sui temi dell’immigrazione e della cooperazione. Il suo romanzo d’esordio Il resto del giorno (Aliberti 2009) ha vinto il Premio Letterario Nazionale “Le Muse Pisa 2000” XI edizione.




L’INGANNO DELLA MEMORIA 

 GIANLUCA ARRIGHI 

 In libreria dal 27 marzo 2014 

 “Arrighi e Carofiglio, si contendono oggi lo scettro di ‘re’ del legal thriller nostrano”. AFFARITALIANI

 “Arrighi di nuovo in libreria con un legal thriller da brivido”. NOTTECRIMINALE.IT 

 “Legal Thriller, anche in Spagna ci invidiano Arrighi”. RomaReport 

 “A marzo sugli scaffali ‘L'inganno della memoria’ dell’avvocato e giallista Gianluca Arrighi” Adnkronos

TRAMA:

 Il cadavere di una giovane donna viene ritrovato in un appartamento del centro di Roma. Il corpo presenta orribili mutilazioni, ma è stato ricomposto come per un macabro rituale. Elia Preziosi, enigmatico e scostante pubblico ministero, viene chiamato a indagare sul caso, ma ben presto quello che sembrava essere l’isolato gesto di un folle, si rivelerà il primo di una serie di inquietanti omicidi collegati tra loro da una misteriosa e indecifrabile logica. Sullo sfondo di una Capitale assolata e distratta, Preziosi dovrà affrontare i demoni del suo passato prima di poter giungere alla scoperta della sconvolgente verità. Con L’inganno della memoria Arrighi si conferma uno scrittore di trame nerissime da cui trapela la sua profonda conoscenza del sistema giudiziario e dell’indagine penale.

L'AUTORE:

 GIANLUCA ARRIGHI nasce nel 1972 a Roma, dove vive e lavora. Avvocato penalista di fama, è cultore di Diritto Penale alle università di Roma e Cassino. Considerato uno dei maestri del legal thriller italiano, è autore dei romanzi Crimina romana (2009) e Vincolo di sangue (2012) oltre che di numerose novelle noir pubblicate da importanti quotidiani e settimanali.
domenica 23 marzo 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Recensione di Il signore dei sogni di Claudio Piras Moreno


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"Il tempo altro non è che il futuro che procede verso un filtro osmotico che si chiama presente, divenendo poi passato. Quindi prima viene il futuro, che diventa presente e poi passa. Per questo Chronos viene descritto come un Dio che vive andando a ritroso nel tempo."


Questo non è un semplice romanzo. Del romanzo ha l'aspetto, i personaggi, l'originalità della trama; alla base, però, vi è lo svolgersi di un vero e proprio saggio che mescola filosofia, scienza e psicologia con grande abilità. La vicenda non vede un unico protagonista né un unico luogo d'azione, ma si dirama attraverso diversi spazi, coscienze, voci, personaggi. Nacho è spagnolo, vive a Madrid e ha sviluppato, nel tempo, un'intelligenza e un intuito al di fuori del comune. E' in grado di comprendere il carattere di una persona soltanto guardandola in volto, nonché di apprendere a memoria libri interi con un solo sguardo. Judith è una veterinaria indonesiana che lavora con un altro medico e col giovane italiano Giovanni. Otto Backer, infine, è un professore di psicologia dell'Università di Lubecca. Questi tre personaggi sono accomunati da un aspetto: il loro interrogarsi sui misteri del mondo onirico. Chi governa i sogni che appaiono nella nostra mente e nei nostri occhi ogni volta che ci addormentiamo? I sogni nascono davvero soltanto dall'elaborazione degli input che ci dà la vita diurna o c'è qualcuno, al di là dei nostri desideri e paure, che muove i fili della nostra mente durante il sonno? Sì, qualcuno c'è: è il Signore dei sogni, un tempo umano e ora inquieta creatura dal frac nero e il mantello che svolazza senza vento. Vive nella sua cupa reggia, accerchiato da incubi da lui stesso creati. E' lui a gestire i sogni dell'intera umanità. Né Nacho né Judith né Otto sanno della sua esistenza, così come tutti i loro simili. Tuttavia, ognuno di loro nutre fondati sospetti e il Signore dei sogni, il cui nome da umano era Dimitri, non può che preoccuparsi di questi tre umani insolitamente curiosi. Nacho è in grado di fare grandi cose, mentre dorme: lui solo riesce a sfuggire al controllo mentale di Dimitri e a costruire da sé i suoi sogni. Judith, d'altro canto, dopo una serie estenuante di incubi, è riuscita a vedere il Signore dei sogni e a chiamarlo per nome. Otto, infine, sta portando avanti ricerche in campo accademico sul mondo onirico e, nonostante l'avversione dei suoi colleghi, si è reso conto che soltanto da alcuni anni l'uomo ha cambiato il suo modo di sognare. Dimitri ha davanti a sé un'unica scelta: trovare il modo per annientare i tre umani e ripristinare il proprio controllo sul mondo onirico. Tuttavia, i problemi sono ben lungi dal terminare: improvvisamente, compaiono nella reggia del Signore dei sogni due bambine. Chi sono? Come possono essere in grado di spaventare il Demiurgo dei sogni, colui che crea gli incubi?

Il signore dei sogni è un romanzo complesso, difficile, necessariamente lungo. Non credo sia una lettura adatta a chiunque o, meglio, non è un libro da sfogliare in fretta, quasi sovrappensiero. Leggerlo implica impegnarsi per comprendere, per attraversare la densa scrittura dell'autore e cogliere il significato profondo del suo testo. La densità è la caratteristica principale della prosa di Claudio Piras Moreno. In alcuni punti, questa caratteristica scivola nella lentezza; in altri, la narrazione si fa avvincente e spinge il lettore a divorare le pagine per conoscere l'esito della storia. Ammetto che il libro, nella prima cinquantina di pagine, è un po' confusionario, sicuramente a causa della presentazione di diversi luoghi e personaggi in successione. Superata questa prima difficoltà, il romanzo si fa leggere senza intoppi. E' molto interessante la riflessione filosofica posta alla base della vicenda. L'idea che qualcuno possa governare i nostri sogni è terrificante perché mette in discussione un intero sistema di studi psicologici e filosofici. Non a caso, il personaggio di Otto è inserito nel romanzo come simbolo della lotta all'avversione accademica nei confronti dell'incomprensibile, di ciò che va al di là degli schemi culturali precostituiti. L'autore è bravissimo nel disegnare un mondo - quello onirico - del quale il lettore riesce perfettamente a percepire l'atmosfera quasi fumosa, distante, impalpabile. La capacità descrittiva del narratore, infatti, è degna di nota e facilita di molto la lettura di una storia di per sé complessa. Il libro è un grande calderone eclettico nel quale ribollono non solo filosofia, scienza e psicologia, ma anche diversi generi letterari. Il romanzo parte come un fantasy (molto originale, in realtà) per poi virare sul romanzo allegorico (le due bambine rappresentano l'una la morte cerebrale e l'altra la forza naturale tendente a disperdere il pensiero), sul thriller e addirittura sull'horror in una commistione di gusti letterari sapientemente condotta. Da un punto di vista prettamente stilistico, la narrazione patisce alcuni momenti di lentezza, ma il tutto è giustificato dall'intensità della trama e dalla profondità del messaggio trasmesso. Paradossalmente, la lentezza della prosa è funzionale ad una migliore assimilazione dei contenuti, costringendo il lettore a prendersi qualche attimo di pausa per "immagazzinare" e rielaborare i messaggi. Il romanzo diventa sicuramente più vivace e interessante a partire dall'incontro tra Judith, Nacho e Otto: a quel punto, tutte le fila del discorso si ricongiungono sulla scia di un ben preciso fil rouge e il lettore è trascinato dal plot sino all'ultima pagina. Consiglio questo libro a chi ha voglia di leggere un romanzo intenso, eclettico, originalissimo, complesso. E' una lettura che esige calma e concentrazione, ma vi assicuro che ne vale la pena.

voto: ***,5/5

lunedì 10 marzo 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Pensa solo al salto.



Ho terminato questo pomeriggio la lettura di Una stanza tutta per sé. E' stata la mia prima Virginia, non avevo mai letto nulla di suo. E' stata una lettura folgorante nonché quasi la prosecuzione ideale del mio post precedente. Era tutto un: scrivi, vivi, sii te stessa, non fermarti mai neppure per "maledire né per ridere".

"Se ti fermi a maledire sei perduta, le dicevo, e ugualmente se ti fermi a ridere. Un'esitazione, un passo falso, e per te è finita. Pensa solo al salto, la imploravo, come se avessi puntato tutto il mio denaro su di lei; e lei, come un uccello, superò l'ostacolo."

Che è un po' come dire: che stai facendo? Perché sei lì a pensare stupidaggini quando invece potresti creare qualcosa di serio, di vero, di reale?  Mi sarebbe piaciuto andare a far visita a Virginia, sorseggiare un tè nel suo salotto e dirle: ma sai che J. K. Rowling è una delle donne più ricche al mondo? Lo è diventata scrivendo, proprio come speravi tu. Pensaci, è assurdo! Lo farei, se solo non si fosse suicidata nel 1941 - ma poi, non sarebbe viva in ogni caso, no? La gente, solitamente, muore prima dei duecento anni.

Dovete leggere questo libro. E' piccolino, un centinaio di pagine pregne di riflessioni spontanee, talvolta confuse, di appunti, frammenti di altri testi, letture da biblioteca. E' uno di quei saggi che ho inserito nella mia lista "libri che parlano di libri". Personalmente, adoro quando un testo cita altri testi o, in alternativa, traccia una sorta di "itinerario di lettura" dei protagonisti. Ad ogni modo, la mia esperienza con la Woolf non si ferma qui. Ho appena iniziato La crociera che, se non sbaglio, è proprio il suo romanzo d'esordio. Pare sia l'opera che più di ogni altra riflette le crisi depressive delle quali l'autrice ha sofferto. Lo scoprirò solo vivendo.

 



sabato 8 marzo 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

E tutta la vita è in noi fresca.



Sono giorni diversi, questi. Giorni in cui mi rendo conto di aver dimenticato per così tanto tempo quello che sono che adesso, quando improvvisamente mi riscopro durante un illuminante corso universitario, mi cado addosso come un fulmine e dico: eccomi, ero qui. Qui dove? Qui, a spendere le ore aspettando lo squittio di whatsapp, il messaggio dell'amore di turno, l'amore, il turno. Aspettare. Ho scritto un libro che s'intitola Waiting room ed era proprio lì che ero: in sala d'attesa. E poi viene lui, cariatide universitaria con la F di Jovanotti e i capelli bianchi. Da lì, dalla cattedra lontana, parla di D'Annunzio e Pascoli e Pirandello, la differenza tra modernismo e futurismo, il metamorfismo panico nella Pioggia nel pineto, Gozzano che rifiuta di cogliere il quadrifoglio, Graziella de Le due strade, ed io. Io. Improvvisamente ci sono, mi riaccendo e mi ricordo: ecco, era qui che dovevo essere. Qui. L'unica stupida che prende appunti, l'unica che non si lima le unghie, che non messaggia, non chatta, quello dopo, quello a casa. Adesso aspetta un attimo, ci sono. Sono tornata. Ho degli interessi, delle passioni, un potenziale, carte da giocare. Giochiamo al mercante in fiera. Punto su me, sulle poesie che conosco a memoria, sulla metrica latina, sui libri, i monumenti, Bari, la curva infinita e perduta del lungomare e nel mare il tramonto, e io sono sempre stata qui. Non mi vedevo, ma ero qui. Chi stavo aspettando? Perché non ho mai scritto quel saggio breve che ho sempre avuto in mente? Le mie idee. Non le ho mai usate davvero. Ascolta, ascolta. Quel verbo reiterato nella Pioggia nel pineto. Ascolta. Dov'eri? E adesso che mi guardo allo specchio con gli occhi sbavati nella matita nera penso: bentornata. Saltellando tra le pagine di Virginia Woolf, matitone fucsia e pilot nera, appunti, post-it. Bentornata. Ho tanto da dire, da scrivere, da urlare in Georgia 12 su un documento word. "E tutta la vita è in noi fresca aulente, il cuor nel petto è come pesca intatta". Perché non sono solo quella che legge i manoscritti, le opere con i refusi, gli orrori letterari, e scovo ogni tanto qualche perla tra i porci. Non posso essere solo questo. Guarino Veronese, umanista e docente, scriveva ai suoi alunni che siamo come dei vasi: se il vaso viene riempito di unguenti che puzzano, anch'esso arriverà a puzzare. Noi siamo così. Dobbiamo riempirci di bellezza per farci belli. E sapete perfettamente di quale bellezza sto parlando.