sabato 31 gennaio 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

Esterina, i vent'anni (non) ti minacciano

Dai di più. Vai più in alto. Non fermarti a tutti i semafori, non leggere tutti i libri, scarta il peggio, pick the best, prendi treni. Vai oltre. Approfondisci. Quello non è il tuo ambiente? Vattene. Circondati di chi è "sopra", non "sotto": fare il maestro non ti serve, ora devi imparare e "come può un cieco condurre un altro cieco?". Studia. Non come studierebbero quelli bravi ma come studieresti tu, con la tua tecnica, con i tuoi post-it colorati, con tutte quelle scritte sui libri e i passaggi evidenziati. Disegna, fotografa, memorizza ciò che vedi. Vai veloce, ma vai anche piano. Osa. Tenta. Non dire "tanto non ce la farò". Non restare quarant'anni nel deserto quando dovevi rimanerci quaranta giorni. Di' "no", vagonate di no. Di' anche sì. Guardati intorno e SCEGLI. Puoi farlo. Esci dalle relazioni, dai rapporti, dalle amicizie che non ti accendono lampadine al led dentro. Non devi esserci per forza per tutti. Vai al cinema. Non farti minacciare dai vent'anni. Tu sei Esterina. Lanciati dallo scoglio. Lascia che ti guardino loro, della razza di chi rimane a terra.

venerdì 30 gennaio 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

Amusing! Amazing! Amazon! (No, amazon no)

In questi giorni non riesco a trovare due secondi di tempo per sedermi al computer e scrivere un post sul blog. Ho tantissimi arretrati e poi sto così polemica che mi sto antipatica da sola. Io e Alessio abbiamo in mente il progettino di un video divertente - amusing! Amazing! Amazon (no, amazon no) - che chissà quando riusciremo a girare e a postare sul tubo. Torniamo a noi. Ho dato il mio quarto esame del semestre, sono sfinita, ho scoperto addirittura che esistono i particolarismi calabro siculi grazie a un assistente che ricorda un po' un crisantemo (hi prof! How r u?). Continua il mio studio sociologico sul blogging: andrà a finire che ci farò una tesi di laurea. Ho bisogno di prendermi il mio tempo per scrivere. Marisha, nei ringraziamenti di Social topics, ha parlato di "dieci ore di lavoro al giorno". Certo, io non sono come lei e ho un metodo diverso, ma ciò non toglie che dovrei dare di più, ritagliarmi uno spazio di qualità per la scrittura. Sottolineo, di qualità. E comunque, più tempo passo lontana da facebook e più sto bene. Benissimo. Ah, aria pura! Classifiche, erotic romance, youporn trasformato in romanzo, romanzi trasformati in youporn, booktrailer, leggi il mio libro perché se non lo leggi e avevi promesso di farlo io poi faccio un post chilometrico in cui dico che siete tutti ipocriti e che tanto mi leggeranno tutti in America! In Inghilterra! In Tanzania! Christ. Sapete cosa? Non me ne frega più niente. Qualche tempo fa mi sarei fatta dei problemi anche per scrivere questo post. E se poi mi odiano? Odiatemi. "Je prefere mourir debout que vivre a genoux" (di chi è? Eh? Eh? E comunque non mi fa mettere gli accenti, dannato telefono italiano razzista). Ah, oh, dimenticavo quelli che scrivono vagonate di post della serie "me ne vado, vaffanculo, ora me ne vado, davvero, me ne sto andando, giuro che stavolta me ne vado". E vattene, no? Finché sei lì che scrivi non te ne vai, o sbaglio? C'è un comando in alto a destra, si chiama "log out", dall'inglese "vattene-al-diavolo". Anch'io vorrei chiudere facebook ma, ben sapendo che non lo farò, se non altro mi limito a pubblicare frasette, citazioni, fotografie, questi post, nessun "me ne andrò" solo per leggere compiaciuta gli ipocriti "nooooo" dei miei contatti. L'ho già detto che sto polemica? Comunque sto leggendo Il cardellino di Donna Tartt. Dickens, ragazzi. Puro Dickens trapiantato nel 2015, ma vi dirò in seguito. Qualche foto (orribile, da cellulare, con luce pessima e faretto dietro la testa tipo aureola della madonna immacolata) degli ultimi giorni.

martedì 27 gennaio 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

Insegnanti, parola grossa

Più do ripetizioni private e più mi chiedo chi diavolo abbia ficcato certa gente nelle scuole con la qualifica di "maestro". Non voglio far polemica ma, dopo tutte le lauree e i master degli attuali insegnanti, mi aspetto come minimo che in cinque anni sappiano insegnare che la parola "lord" significa "signore" e non "lordo". I ragazzi possono avere le loro colpe, certo, ma se prendono otto in inglese e poi leggono "we" come "ue" dubito che il problema riguardi loro. Sono amareggiata, sì. Ora venitemi pure a dire che ci sono casi e casi, ma io penso a tutte quelle aspiranti insegnanti che sono rimaste a casa per far spazio a gente del genere. Fine, il mio quarto d'ora polemico ends here. Ci rivediamo stasera con un post più allegro. Spero.

domenica 25 gennaio 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

L'album da colorare

Dovete sapere che sono sempre stata una grande appassionata degli album da colorare, soprattutto quelli pieni di figure femminili alle quali potevo regalare capelli verdi e ombretti fosforescenti. Beh, non è un caso se sto con Alessio e non con chiunque altro: oggi, quando sono entrata in macchina, ho trovato le uova Kinder e un album. You're the One. Ci sono anche gli sticker (che adoro) e che penso proprio utilizzerò per riempire camera mia di tazzine, teiere e vari Lumiere (accento grave sulla prima E) della Bella e la bestia.
Sono stanchissima, ho studiato un bel po' e mi restano ancora quattro capitoli del Luperini da mandar giù insieme a Chandelier di Sia ripetuta a oltranza. Pigiamino, copertina e via. Non vedo l'ora che arrivi giovedì. Vi lascio qualche piccolo scatto della giornata e un vecchio disegno iper-colorato che ho realizzato anni fa su ispirazione di un articolo su Rookie. Buona notte (a voi) e buon Luperini (a me).

Midnight inspiration

Ho studiato per tutto il giorno, sono stanchissima, ho ingurgitato un caffè cioccolato e panna, ho beccato per due volte la splendida Take me to church in radio e adesso ho solo voglia di condividere con voi le mie piccole foto stupide della giornata e qualche inspirational pics (il servizio sui party è di topshop.com, mentre la bella signorina in giacca di velluto bordeaux è Marie Hugo, redattrice di Glamour, e la ragazza in pantaloni palazzo è Michelle Boor ed entrambe le foto provengono dal libro Lo stile parigino).

sabato 24 gennaio 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

Quelli del "quasi"

Sono in piena crisi da esami: ne ho tre nei prossimi giorni e, tanto per cambiare, sono incredibilmente in ritardo. Ma perché sono così pigra? Perché devo sempre ridurmi all'ultimo minuto? Non potevo ereditare il gene della secchionaggine da mia madre? Certo che no! Io ho naturalmente preso da mio padre che studiò l'intero programma della maturità negli ultimi cinque giorni. Studio da deadline. Che poi, chissà perché, proprio quando hai tanto da studiare TUTTO IL RESTO diventa interessantissimo: lo smalto da cambiare, il nuovo libro di Marisha Pessl, le epistole a Lucilio, la Bibbia, gli evidenziatori, i post-it, la stanza da mettere in ordine e...uh!, ma quello è un manga! Già. Proprio così.
Intanto, giacché sono in pausa (e sto impazzendo e sono stanca e di là mia madre urla e pretende che lavi i bagni ADESSO, con tre esami alle porte e tutto da studiare) vi racconto qualcosa della serata di ieri.

Dovete sapere che io e Alessio siamo quelli del "quasi". Ieri abbiamo "quasi" seguito la presentazione di un libro (siamo arrivati ma era già iniziata da un pezzo così tutto ciò che abbiamo fatto è stato fumare una sigaretta, origliare e andar via) e dopo cena abbiamo "quasi" preso un caffè ma, dopo aver girato per mezza Bari alla ricerca di un posto e dopo essere rimasti un quarto d'ora in macchina a ridere di roba scema, abbiamo lasciato perdere. Se c'è una cosa che abbiamo fatto per intero? Esorcizzare il Windeego (si scrive così?), locale molto carino ma per me tremendamente pregno di cattivi ricordi. L'abbiamo riportato a nuova vita emotiva con due birre e i bacon-burger (foto in coda). E poi c'è stata la scena del semaforo. Siamo fermi al rosso, beviamo beveroni/frappe' appena presi da Catullo quando a un certo punto io mi giro e guardo i due tipi nella macchina accanto. Sono strani, con cappellini e orecchini e l'espressione un po' tonta. Dico ad Alessio: "Guarda quei due!" e, nello stesso momento, loro si girano e guardano noi. Noi fissiamo i due cretini col cappello e loro fissano i due cretini col frappe'. "Un giorno o l'altro mi farai picchiare da qualcuno" mi ha detto Alessio mentre scattava il verde. Beh sì. Per il momento resta un "quasi".

giovedì 22 gennaio 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

Anima nerd e rossetto mattone

...con scarpe agggggressive.

La teoria del tutto (e per tutto intendo veramente tutto)

So, goodmorning. Avvertenza: questo post sarà chilometrico. Tantissime cose di cui devo parlarvi, first of all Teoria e pratica di ogni cosa di Marisha Pessl, La teoria del tutto e il mio nuovissimo portafoglio rosso fiammante. Ah, e il mio nuovo romanzo in stesura (ma ve ne ho già parlato, right?). Andiamo con ordine.


Special topics in calamity physicsQuesto libro è allucinante. Non solo: è uno di quei libri che devi iniziare a leggere soltanto quando ti senti pronta e c'è una parte di te che sta urlando "lo voglio lo voglio lo voglio". MAI iniziarlo in un momento di fiacca, seriously. Il libro è strutturato come una vera e propria tesi di laurea o, meglio, come la dispensa di un corso universitario, con tanto di esame finale. Qual è il sunto? Le tesi sono due, o almeno questa è la mia opinione in merito: 1) tutto è relativo e noi arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio e guardiamo solo fin dove arriva il nostro sguardo (sto parafrasando una poesia, guess which and get a candy!) 2) l'infinito complicarsi della mente umana sino alla follia. Mi piace tantissimo l'idea delle lucciole ("Così tanta luce in un centimetro quadrato") e delle farfalle, fragili e meravigliose. Mi piace l'autoironia, quel definirsi pesante, un po' secchioni, un po' troppo intellettualoidi. Non capisco chi ha criticato questo libro per eccessivo nozionismo. Che cosa vi aspettavate? Non è un vero romanzo: è un enorme saggio critico sull'uomo, uno studio psicosociologico con tanto di bibliografia. Doveva necessariamente essere così "pesante". Fatto sta che questo libro ha avuto su di me lo stesso effetto che ebbe Io sono Charlotte Simmons di Tom Wolfe (anche se quello lì lo detestai, sia chiaro. Si veda la mia alquanto divertente stroncatura su anobii). Quale effetto? Il desiderio di studiare, di impegnarmi, di leggere moltissimo, di scrivere ancora di più, di lasciare tracce nel bosco dietro ogni mio passo. Non importa quanto un libro sia meritevole: importa l'effetto che ha. Importa quell'input che scaturisce dalle pagine con la forza di un uragano. Ho odiato Charlotte Simmons, il suo bel faccino da secchiona-che-non-si-trucca, la sua verginità che diventa un affare di stato. PERO'! Però quel libro mi ha lasciato qualcosa, per quanto l'abbia detestato, e questo lo rende indispensabile. Con Marisha è andata molto meglio: ho adorato il suo libro e, sorvolando su alcuni piccoli episodi in cui ho avuto voglia di spaccare la testa di Blue a picconate, tutto è filato liscio come l'olio. Marisha è diventata uno dei miei miti che, sia chiaro, non è che siano poi tanti.
La seguo su Instagram e su Twitter, spulcio il suo sito e mi rendo sempre più conto di quanto la fama letteraria non abbia niente a che vedere col mondo social. Non per dire, ma su Instagram raccolgo più like io di lei, con la piccola differenza che i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo e che lei presenta in Svezia e chissà dove altro. Che abissale differenza esiste tra il "successo" (volutamente virgolettato) decretato dai social e il successo dettato dalla critica! Non vorrei dire, ma oggi mi è sbucata in bacheca (ah, feisbuc!) la trama di un romanzo Sperling&Kupfer talmente banale che ho pensato: maddai, seriously? Io credo che a volte il famigerato cassetto sia preferibile allo sputtanamento totale, alle classifiche Amazon e a molto altro. Ma torniamo a Marisha: si è laureata in Letteratura inglese al Barnard college come membro della Phi Beta Kappa Society che, stando a Wikipedia (se lo fa Eco posso farlo anch'io), è la più antica società per le arti e le scienze, fondata nel 1776. Roba da romanzo di Donna Tartt (si veda The secret history che credo non sia mai stato tradotto in italiano). Insomma, c'è abbastanza carne al fuoco per morire di ammirazione e, in ogni caso, lei mi piace moltissimo. Credo che il 50% (forse il 60%) delle recensioni negative che ho scovato su Goodreads siano frutto di quella cosa molto frequente che si chiama invidia o, più precisamente, quel genere di fastidio che provi quando scopri che una ragazzina neo-laureata ha sfornato un mattone geniale di 700 pagine tradotto in tutto il mondo e che TU ti stai ancora arrampicando sugli specchi con un romanzetto rosa in cui lei odia lui che ama lei e alla fine si amano ma forse no e poi fanno roba strana e si appendono al lampadario e poi si sposano. Che, a conti fatti, è la trama base dell'80% della narrativa contemporanea.

Veniamo al film. La teoria del tutto. Ore 22. Finisco di fumare mentre Alessio fa la coda per i biglietti e all'improvviso mi ritorna in mente il canovaccio di un plot che avevo partorito mooolto tempo fa e subito tutto acquista un senso. Da quanto tempo non ci pensavo? Un anno? Forse di più? Bastano una sigaretta, un ragazzo elegante con il naso storto e una ragazza che dice agli amici "La professoressa è già nel cinema" e...voilà, ho la trama completa. Certo, mi manca ancora qualcosa, ma finalmente tutto ha acquistato un senso. Ora SO cos'è successo, perché è avvenuto quell'omicidio, quale terribile segreto si nasconde dietro gli avvenimenti apparentemente semplici da decodificare. E insomma, sono qui che scrivo un libro in testa mentre Alessio finalmente riesce a prendere i biglietti. Entriamo, rivediamo per l'ennesima volta gli stessi trailer (quello con Raul Bova e lei che è ricca e poi va in campagna, quello dei genitori le cui figlie sposano solo stranieri, il nuovo di Angelina Jolie regista, bla bla bla). Poi, finalmente, inizia. Ve lo dico subito: non mi ha convinta del tutto. Detto a parole mie, è soltanto un GIGANTESCO TRAILER DI DUE ORE. Full stop. Non è sorretto da fondamenta forti, a tratti è molto frettoloso e, a mio parere, avrebbe necessitato di almeno mezz'ora in più. E' praticamente un collage di belle immagini, bei colori, belle musiche, begli attori (soprattutto gli attori: il protagonista merita un oscar). Anche la sceneggiatura non mi ha fatta impazzire. Guardate il trailer e avrete visto il film (comunque ho pianto due volte e vabè che io piango anche al finale della Bella e la bestia).


All'uscita avevo il naso a cipolla e gli occhi ancora più cipollosi e ho detto ad Alessio: il finale vale il 50% del film. Meravigliosa l'idea di capovolgere il tempo (quasi come nella tesi di Hawking) con in sottofondo Arrival of the birds della Cinematic Orchestra (ricordate il documentario Disney sui fenicotteri?). Insomma, una bellissima confezione di macarons con dentro un macaron pressoché insipido alla vaniglia. Ecco. 



Bene, poche altre parole e poi giuro che io torno a Leopardi e voi a qualunque cosa stiate facendo/leggendo/scrivendo. Ho comprato ieri un portafoglio epico e non potevo non mostrarvelo (foto dell'oggetto in questione più foto random scattate per rimandare il più possibile lo studio).






 














mercoledì 21 gennaio 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

Before the movies

Dovrei studiare. Dovrei mettermi lì e mandare a memoria pagine e pagine per il mio quarto esame della specialistica, ma al cinema c'è La teoria del tutto e io (che adoro qualsiasi cosa contenga la parola "teoria" nel suo titolo) non posso di certo perdermelo. Ancora una volta sto scrivendo dal cellulare, quindi aspettatevi foto fuori formato e nessun video né trailer né niente. Ci rivedremo nei prossimi giorni con le recensioni in arretrato e le fotografie (serie) che spero di scattare con Shaunee, la mia piccola Fujifilm. Per il momento, beccatevi queste.

P.s. il micioselfie vince