sabato 5 aprile 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

B. racconta: Videorecensione di La gente felice legge e beve caffè di A....


Come potrete facilmente intuire, questo romanzo non mi è piaciuto per niente. Come mai? Scopritelo ascoltando i miei sette minuti e venti secondi di critica alla Sgarbi incazzato. 

Recensione di Love traffic di Davide Rizzo


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Non sono solita recensire sillogi poetiche, principalmente perché mi spaventano. Ebbene sì: la poesia è immensa, molto più breve della prosa eppure smisurata. Da dove iniziare? Come portare avanti una recensione di un libro di poesie? Partendo dal titolo, penso io. Love traffic mi dà subito l'idea di movimento caotico, colore, rumore, parole sussurrate che fanno capolino tra quelle urlate, muri decorati da scritte, strade che s'intrecciano, si chiudono e si aprono su spazi immensi tutti da percorrere. E' tutto questo, il libro di Davide Rizzo. In queste poesie, accompagnate da una serie di fotografie decisamente interessanti, ritroviamo un vero e proprio microcosmo nel quale si rincorrono i temi della poesia di tutti i tempi, dall'amore alla ricerca di una propria verità esistenziale alla lotta per sopravvivere al mondo, passando attraverso una vasta gamma di stati d'animo, sensazioni, emozioni. Rizzo scrive "Un buon poeta sonda le nuvole o tocca il fondo": la verità interiore della poesia non conosce vie di mezzo e non si tratta di pseudo-manicheismo quanto, piuttosto, del desiderio di essere quel poeta in grado di toccare le nuvole e, se possibile, di evitare la caduta. Vien da chiedersi, a questo punto, chi sia il poeta. "Ho un'opinione su tutto tranne che su me stesso". Nel traffico di sensazioni e momenti vissuti c'è l'io lirico che, nella sua frammentazione, nel suo ricercare sé in se stesso e nel mondo intorno, riflette echi della poesia modernista del nostro primo Novecento. Questo "io" ha bisogno di una strada da seguire, di una direzione. Nel traffico poetico di questi componimenti torna spesso la parola "preghiera" ma è di una preghiera laica che si tratta, così lontana da quel bigottismo cieco raccontato nei versi "Si occupa il posto in prima fila / per farsi vedere bene in faccia dal prete". La preghiera di Love traffic è una supplica interiore ed intima che cerca luce nel buio, ordine nel caos, aria pulita per quei luoghi dell'anima che "non hanno finestre / soltanto porte sbarrate". La vita che circonda il poeta è vissuta a fondo, percepita fisicamente sulla pelle. Interessanti sono le poesie notturne in cui il buio ha una densità e un sapore. L'amore qui raccontato è infinito eppure interrotto, è un ossimoro che non può far altro che implodere per le sue innumerevoli contraddizioni e "tu sai bene / che dopo l'amore / non ci rimane altro / che fare la guerra". E' un amore che logora, consuma, sfinisce, chiede, pretende.

So che c'è un po' di amore per me;il mio è infinito per te.

La tenerezza trova spazio nel caos delle cose finite, delle storie andate a male. Che cosa rimane, dopo l'amore? "L'eco eterno / di un sasso infranto / su una campana di vetro". Terribilmente intensa, l'immagine della campana di vetro che s'infrange, poiché la campana rappresenta la protezione, il luogo sotto il quale ripararsi dal mondo. Al tempo stesso, però, essa è anche negazione della verità, un voler chiudere gli occhi e le orecchie alle "distanze / i crolli nervosi / i giorni attesi / lunghi e schifosi" con la scusa che "l'amore viene una volta soltanto". Quello che resta è l'eco del velo che si squarcia, dell'illusione che cade. L'amore è inevitabile e non lo si può comandare; al massimo lo si può soffrire, come un'influenza. Avere l'infinito da dare e nulla da ricevere. 

Come sono belli due destini impossibili.

Non resta che guardarli volare 

nulla si può comandare, 
soprattutto amare.

Davide Rizzo non ha una sua metrica eppure le poesie hanno ritmo, ed è il ritmo sfrenato di una canzone metal dall'autoradio mentre si sfreccia su una strada piena di luci. Sono poesie che hanno un odore, un sapore, il retrogusto malinconico di un ricordo che sfugge nel momento stesso in cui lo si afferra. Sono il racconto di cose perdute e non ritrovate eppure ancora amate, mai dimenticate, custodite.

Se ti scrivo 
divento te.

Questo libro è poesia anche dove non è poesia. Anche nella prosa del meraviglioso excipit. Anche nei ringraziamenti. E' poesia contemporanea del disordine, delle cose perdute, di una verità relativa da cercare. Vorrei concludere con Senza cuore, che è il componimento che preferisco e che si commenta da sé:

Ci sono luoghi dell'anima 
che non hanno finestre 
soltanto porte sbarrate. 
Da lì il mio cuore 
rimbalza da muro a muro 
e ha un suono grave 
e forte che riecheggia il tuo nome. 
Nessuno sentirà le mie urla 
e verrà a salvarmi, 
tutti dimenticano un piccolo principe 
chiuso in una torre d'avorio 
che muore dissanguato per te.

voto: *****/5






venerdì 4 aprile 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Top 10 - Marzo 2014



Da quanto tempo non mi dedicavo a questa rubrica? Sarà passato un anno, come minimo, e adesso...eccomi qui con la mia top 10 di marzo. Enjoy.

P.S. i punti non sono in ordine d'importanza ma in ordine di "come mi sono venuti in mente".

1) COSTELLAZIONI



E' l'ultimo cd di Vasco Brondi alias Le luci della centrale elettrica. E' il suo lavoro più maturo e melodico, ricco di testi (come sempre) intensi, evocativi, unici. La mia canzone preferita dell'album? Difficile da scegliere tra il sound soft di I Sonic Youth, l'intensità di Macbeth nella nebbia, il ritmo di Firmamento che richiama da vicino i CCCP. Ad ogni modo, la mia preferita è Le ragazze stanno bene perché è bellissima. Semplicemente.




"Forse si trattava di accettare la vita come una festa,
come ho visto in certi posti dell’Africa.
Forse si tratta di affrontare quello che verrà
come una bellissima odissea di cui nessuno si ricorderà.
Forse si trattava di dimenticare tutto come in un dopoguerra
e di mettersi a ballare fuori dai bar
come ho visto in certi posti della Ex-Jugoslavia.
Forse si tratta di fabbricare quello che verrà
con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa."


2) VALERIA






Non necessita di spiegazioni, right?











3) L'ESTATE ENIGMISTICA

Sono particolarmente in fissa con questa non più giovane canzone dei Baustelle, tratta dall'album I mistici dell'Occidente. L'adoro. Mi ha accompagnata all'università per tutto marzo.


4) IL CALCIO NEL SEDERE DI CANDIDE

 

Ho letto una prima volta Candide in quarto superiore, come libro di narrativa per letteratura francese, e l'ho riletto recentemente per un esame universitario. Questo passaggio è uno dei miei preferiti in assoluto. L'amore che non gli è valso che venti calci in culo, letterale. Voltaire, you won. 

5) LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA

 E' l'ultimo corso della mia triennale ed è uno dei più affascinanti che io abbia seguito in questi tre anni. E no, non sono secchiona, lungi da me, ma lui, vecchietto, con la F moscia di Vendola, è un mito. Parla in stream of consciusness, parte da un punto e poi si dimentica quello che stava dicendo perché i pensieri lo portano ad altri autori, ad altri brani, e passa da Svevo a Saba a Montale (ma era partito da Pirandello) ed è bellissimo che sia così, senza mappa, senza quella presunzione accademica del recitare saggi critici a memoria. Pura e pulita passione per la Letteratura. 

6) PROUST, LA PETITE MADELEINE E IL LICEO


Ricordate il vecchio Marcel, la tazza di tè e la petite madeleine il cui sapore fa riaffiorare l'immenso "edificio della memoria"? Bene. La mia petite madeleine, in questi giorni, è stata l'ECDL. Sto sostenendo gli esami di informatica nel mio vecchio liceo e così, ogni venerdì, salgo sul numero 2, attraverso il lungomare, passo davanti al Marconi, alla San Francesco, alla Resurrezione, al mercato coperto, alla casa di un mio ex, e poi arrivo lì. A scuola. La foto qui proposta è vecchissima e io sono quella lì di spalle con i capelli di Raperonzolo e il maglione bianco. Bei tempi? Forse sì, forse no. Un pizzico di nostalgia c'è comunque, insieme alla lieve consapevolezza del "tutto scorre e tu stai invecchiando".

7) IL CENTRO DI ITALIANISTICA



Dovevo arrivare all'ultimo anno di università per scovare la mia biblioteca del cuore. Beh, l'ho trovata (grazie, OPAC). Silenziosa, piccola, senza luci al neon sparate negli occhi, ignorata dal mondo universitario più "in", priva di fighi, comunisti dell'ultim'ora, clan di studenti à la page che sussurrano urlando. E poi c'è quel banco lì, addossato al muro, solitario...uau. 

p.s. però adesso non è che venite tutti in biblioteca con me, neh?

8) I BUONI PROPOSITI DI GIOVANNI GIUDICI

  So perfettamente che la foto è mossa ma ero in biblioteca e non potevo certo mettermi lì a scegliere l'inquadratura perfetta. E' una pagina che riporta i buoni propositi del poeta olivettiano Giovanni Giudici per l'anno 1946. Beh, mi ha fatto un certo effetto leggere che anche un grande intellettuale come lui, a suo tempo, ha avuto bisogno di stilare un elenco di "cose da fare", di gente alla quale legarsi, di riviste con le quali collaborare. La numero 6) vince.

9) ROOKIE'S YEARBOOKS 1 AND 2

 

Seguo Rookie da una vita e l'adoro perché rispecchia perfettamente l'ideale di magazine (intelligente) per adolescenti e giovani adulti. Ricco di spunti di riflessione, racconti, musica, idee DIY, è un sito che chiunque legge in inglese dovrebbe scoprire. Quelli che vedete qui sopra sono i due volumi che raccolgono in cartaceo tutti gli articoli di questi due anni Rookiani. Da non perdere.

10) LE BUSTINE DI ZUCCHERO CON RICETTA



C'è un bar, a Bari, che è il mio bar preferito e nessuno lo sa. E' solo mio perché ci vado da sola, senza amiche né fidanzati né futuri mariti né parenti di sorta. E' il mio piccolo angolo di pace, quello in cui sorseggiare un decaffeinato macchiato leggendo manoscritti sul kindle. Conosco tutti coloro che lavorano nel locale, ci prendiamo in giro, ho acceso le loro sigarette finché non ho smesso di fumare. Conosco il cane del cliente abituale, quello con la brillantina. La vecchietta che abita lì vicino e che alle undici scende a prendere un caffè. E' l'unico bar nel quale posso entrare e dire "il solito" come nei telefilm americani. E, da un po' di giorni a questa parte, hanno le bustine di zucchero con ricetta. Non credo che cucinerò mai un filetto di cernia alla mostarda e non sono nemmeno del tutto sicura di sapere che cosa sia una cernia, ma l'idea è davvero carina. E poi, si sa, io colleziono bustine di zucchero.


La mia top 10 di marzo finisce qui. Ora inizio a prendere appunti per aprile o, meglio, ora vado a prepararmi ché devo spegnere il computer e uscire.

p.s. ma quanto mi piace questa rubrica. Sono un genio. Vero che sono un genio?











martedì 1 aprile 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Si lasciano tutti di Simone Laudiero


UN ROMANZO CHE INDAGA «LA MECCANICA DELLA SEPARAZIONE» FORNENDO UNA STRAORDINARIA E MAI BANALE CASISTICA SENTIMENTALE 
 «LAUDIERO SCRIVE COME ANDASSE SU E GIÙ PER UNA SCALA PENTATONICA. TU LEGGI, E VEDI TUTTO. RIDI DELL’INCONCLUDENZA SENTIMENTALE CHE RACCONTA, PERCHÉ SAI CHE STAI RIDENDO DI TE.» – Diego De Silva

LA TRAMA:

 Roberto è un trentenne con un imprecisato lavoro di segreteria e quella faccia lì: la faccia di chi si è appena lasciato con la ragazza. Eppure lui e Sandra sono ancora insieme. Va bene, non sarà un amore travolgente, ma può funzionare e Roberto è pronto al grande passo: trasferirsi da lei. Prima o poi però tutti si lasciano, e allora anche i nonni ottantenni di Sandra annunciano il divorzio. Peccato che la casa in cui Sandra e Roberto pensano di convivere appartenga alla nonna e che lei, tornata single, decida di sfrattare la nipote. Tutti i progetti della coppia rischiano di andare in fumo da un momento all’altro, e Roberto non ha intenzione di stare a guardare. Una scanzonata – e comicissima – commedia sull’amore dedicata a chi quasi riesce a farne a meno (quasi!). Perché non è che Roberto si fidi tanto della teoria della coppia ultraterrena, per cui a un certo punto nella vita arriva la vera storia d’amore che ti ripaga di tutte le storie di merda. Ma chissà che la battaglia contro la famiglia di Sandra non lo aiuti a capire cosa vuole davvero.

 L'AUTORE: 

 SIMONE LAUDIERO è nato a Milano (ma per sbaglio) nel 1979. Napoletano di famiglia napoletana, ha studiato a Bologna e a Torino, lavora a Milano e vive a Roma (ed è scomodo come sembra). Dal 2006 fa l’autore comico, portano la sua firma Camera Café, Ku-brick e altri programmi. Nel 2011 ha co-fondato La Buoncostume, un grup-po di autori televisivi e web. È stato definito il «Woody Allen napoletano».

BOOKTRAILER:


domenica 30 marzo 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Novità Edizioni Anordest - marzo 2014

Buona domenica a tutti! Ecco a voi due novità freschissime firmate Edizioni Anordest. Per quanto mi riguarda, mi incuriosisce moltissimo il primo dei due titoli. Voi che ne dite?



TU MI GUARDI 

 LAURA LAUZZANA 

In libreria dal 27 marzo 2014 

DICONO DEL SUO ROMANZO D’ESORDIO: 

 “Romanzo d’iniziazione più che di formazione, un viaggio orfico, una viscerale attrazione esoterica e sensuale per la natura”. Corriere della Sera 

 “Con una scrittura ricca e a tratti sontuosa, Laura Lauzzana ci offre una storia esemplare, tessuta di emozioni e sentimenti e in cui ciascuno può ritrovare quell’elemento misterioso e contraddittorio che segna la vita di tutti”. La repubblica 

 “Romanzo di formazione, impianto classico e solido, dallo stile asciutto che nulla cede alla retorica, è come un rosario da scorrere, lentamente”. Corriere del Veneto 

 TRAMA:

Un vuoto pieno di senso. A metà anni Novanta si dipanano le vicende di un gruppo di giovani appena usciti dall’università e che devono affrontare il mondo “adulto” delle relazioni di lavoro e di potere. Un continuo contraddittorio tra questi ragazzi, cresciuti negli anni Ottanta, e alcuni loro amici che invece hanno vissuto gli anni di piombo, è sostanziato da dialoghi serrati, nel corpo a corpo con una città, Padova, che porta i segni fisici e umani di una profonda trasformazione sociale, che ha interessato l’Italia dal sogno degli anni Sessanta in poi. Laura Lauzzana usa un tratto netto e denso, fortemente letterario e senza compromessi di facile trama, per tracciare un confronto non solo tra generazioni ma anche tra miti giovanili, visioni del mondo che si oppongono e si attraggono, e questo si compie soprattutto attraverso la figura della giovane protagonista, Alice, che cerca una sintesi tra elucubrazioni mentali e vicende sentimentali tormentate. Alice, nell’inconsistenza di qualsiasi punto di riferimento, si ritrova in un disagio errante che non favorisce nessun approdo e le fa attraversare i mondi dell’arte contemporanea, e dei suoi mercanti, della moda e del marketing. Da contrappunto è la ricerca di senso di questi giovani inattuali che, insieme agli amici più adulti, tentano di difendersi dall’assedio di una società dello spettacolo invasiva. Un romanzo che descrive come una spettacolarizzazione della vita abbia dato forma a un nuovo tipo antropologico, sempre più distante dal reale e suggestionato dall’artificio. Un narrare che non pretende verità, ma che trasuda il tragico errore di chi ha smesso di lottare. Una pacificazione sembra possibile solo quando l’anima è stata esposta al travaglio. Una pace che non potrà mai essere omologazione.

L'AUTRICE:

 LAURA LAUZZANA, nata a Udine, dopo la laurea in Filosofia, lavora come giornalista in Italia e a New York. Vince il Primo Premio Nazionale “Grinzane Cavour” organizzato in collaborazione con la Rai, per l’ideazione di una trasmissione culturale. Si specializza nel campo dell’antropologia sociale, con un Master presso la SOAS, Università di Londra, e un Ph.D. presso l’Università del Sussex (UK), con ricerca di un anno sul campo in Tanzania. Qui svolge anche uno studio per conto della FAO. Ha pubblicato sui temi dell’immigrazione e della cooperazione. Il suo romanzo d’esordio Il resto del giorno (Aliberti 2009) ha vinto il Premio Letterario Nazionale “Le Muse Pisa 2000” XI edizione.




L’INGANNO DELLA MEMORIA 

 GIANLUCA ARRIGHI 

 In libreria dal 27 marzo 2014 

 “Arrighi e Carofiglio, si contendono oggi lo scettro di ‘re’ del legal thriller nostrano”. AFFARITALIANI

 “Arrighi di nuovo in libreria con un legal thriller da brivido”. NOTTECRIMINALE.IT 

 “Legal Thriller, anche in Spagna ci invidiano Arrighi”. RomaReport 

 “A marzo sugli scaffali ‘L'inganno della memoria’ dell’avvocato e giallista Gianluca Arrighi” Adnkronos

TRAMA:

 Il cadavere di una giovane donna viene ritrovato in un appartamento del centro di Roma. Il corpo presenta orribili mutilazioni, ma è stato ricomposto come per un macabro rituale. Elia Preziosi, enigmatico e scostante pubblico ministero, viene chiamato a indagare sul caso, ma ben presto quello che sembrava essere l’isolato gesto di un folle, si rivelerà il primo di una serie di inquietanti omicidi collegati tra loro da una misteriosa e indecifrabile logica. Sullo sfondo di una Capitale assolata e distratta, Preziosi dovrà affrontare i demoni del suo passato prima di poter giungere alla scoperta della sconvolgente verità. Con L’inganno della memoria Arrighi si conferma uno scrittore di trame nerissime da cui trapela la sua profonda conoscenza del sistema giudiziario e dell’indagine penale.

L'AUTORE:

 GIANLUCA ARRIGHI nasce nel 1972 a Roma, dove vive e lavora. Avvocato penalista di fama, è cultore di Diritto Penale alle università di Roma e Cassino. Considerato uno dei maestri del legal thriller italiano, è autore dei romanzi Crimina romana (2009) e Vincolo di sangue (2012) oltre che di numerose novelle noir pubblicate da importanti quotidiani e settimanali.
domenica 23 marzo 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Recensione di Il signore dei sogni di Claudio Piras Moreno


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"Il tempo altro non è che il futuro che procede verso un filtro osmotico che si chiama presente, divenendo poi passato. Quindi prima viene il futuro, che diventa presente e poi passa. Per questo Chronos viene descritto come un Dio che vive andando a ritroso nel tempo."


Questo non è un semplice romanzo. Del romanzo ha l'aspetto, i personaggi, l'originalità della trama; alla base, però, vi è lo svolgersi di un vero e proprio saggio che mescola filosofia, scienza e psicologia con grande abilità. La vicenda non vede un unico protagonista né un unico luogo d'azione, ma si dirama attraverso diversi spazi, coscienze, voci, personaggi. Nacho è spagnolo, vive a Madrid e ha sviluppato, nel tempo, un'intelligenza e un intuito al di fuori del comune. E' in grado di comprendere il carattere di una persona soltanto guardandola in volto, nonché di apprendere a memoria libri interi con un solo sguardo. Judith è una veterinaria indonesiana che lavora con un altro medico e col giovane italiano Giovanni. Otto Backer, infine, è un professore di psicologia dell'Università di Lubecca. Questi tre personaggi sono accomunati da un aspetto: il loro interrogarsi sui misteri del mondo onirico. Chi governa i sogni che appaiono nella nostra mente e nei nostri occhi ogni volta che ci addormentiamo? I sogni nascono davvero soltanto dall'elaborazione degli input che ci dà la vita diurna o c'è qualcuno, al di là dei nostri desideri e paure, che muove i fili della nostra mente durante il sonno? Sì, qualcuno c'è: è il Signore dei sogni, un tempo umano e ora inquieta creatura dal frac nero e il mantello che svolazza senza vento. Vive nella sua cupa reggia, accerchiato da incubi da lui stesso creati. E' lui a gestire i sogni dell'intera umanità. Né Nacho né Judith né Otto sanno della sua esistenza, così come tutti i loro simili. Tuttavia, ognuno di loro nutre fondati sospetti e il Signore dei sogni, il cui nome da umano era Dimitri, non può che preoccuparsi di questi tre umani insolitamente curiosi. Nacho è in grado di fare grandi cose, mentre dorme: lui solo riesce a sfuggire al controllo mentale di Dimitri e a costruire da sé i suoi sogni. Judith, d'altro canto, dopo una serie estenuante di incubi, è riuscita a vedere il Signore dei sogni e a chiamarlo per nome. Otto, infine, sta portando avanti ricerche in campo accademico sul mondo onirico e, nonostante l'avversione dei suoi colleghi, si è reso conto che soltanto da alcuni anni l'uomo ha cambiato il suo modo di sognare. Dimitri ha davanti a sé un'unica scelta: trovare il modo per annientare i tre umani e ripristinare il proprio controllo sul mondo onirico. Tuttavia, i problemi sono ben lungi dal terminare: improvvisamente, compaiono nella reggia del Signore dei sogni due bambine. Chi sono? Come possono essere in grado di spaventare il Demiurgo dei sogni, colui che crea gli incubi?

Il signore dei sogni è un romanzo complesso, difficile, necessariamente lungo. Non credo sia una lettura adatta a chiunque o, meglio, non è un libro da sfogliare in fretta, quasi sovrappensiero. Leggerlo implica impegnarsi per comprendere, per attraversare la densa scrittura dell'autore e cogliere il significato profondo del suo testo. La densità è la caratteristica principale della prosa di Claudio Piras Moreno. In alcuni punti, questa caratteristica scivola nella lentezza; in altri, la narrazione si fa avvincente e spinge il lettore a divorare le pagine per conoscere l'esito della storia. Ammetto che il libro, nella prima cinquantina di pagine, è un po' confusionario, sicuramente a causa della presentazione di diversi luoghi e personaggi in successione. Superata questa prima difficoltà, il romanzo si fa leggere senza intoppi. E' molto interessante la riflessione filosofica posta alla base della vicenda. L'idea che qualcuno possa governare i nostri sogni è terrificante perché mette in discussione un intero sistema di studi psicologici e filosofici. Non a caso, il personaggio di Otto è inserito nel romanzo come simbolo della lotta all'avversione accademica nei confronti dell'incomprensibile, di ciò che va al di là degli schemi culturali precostituiti. L'autore è bravissimo nel disegnare un mondo - quello onirico - del quale il lettore riesce perfettamente a percepire l'atmosfera quasi fumosa, distante, impalpabile. La capacità descrittiva del narratore, infatti, è degna di nota e facilita di molto la lettura di una storia di per sé complessa. Il libro è un grande calderone eclettico nel quale ribollono non solo filosofia, scienza e psicologia, ma anche diversi generi letterari. Il romanzo parte come un fantasy (molto originale, in realtà) per poi virare sul romanzo allegorico (le due bambine rappresentano l'una la morte cerebrale e l'altra la forza naturale tendente a disperdere il pensiero), sul thriller e addirittura sull'horror in una commistione di gusti letterari sapientemente condotta. Da un punto di vista prettamente stilistico, la narrazione patisce alcuni momenti di lentezza, ma il tutto è giustificato dall'intensità della trama e dalla profondità del messaggio trasmesso. Paradossalmente, la lentezza della prosa è funzionale ad una migliore assimilazione dei contenuti, costringendo il lettore a prendersi qualche attimo di pausa per "immagazzinare" e rielaborare i messaggi. Il romanzo diventa sicuramente più vivace e interessante a partire dall'incontro tra Judith, Nacho e Otto: a quel punto, tutte le fila del discorso si ricongiungono sulla scia di un ben preciso fil rouge e il lettore è trascinato dal plot sino all'ultima pagina. Consiglio questo libro a chi ha voglia di leggere un romanzo intenso, eclettico, originalissimo, complesso. E' una lettura che esige calma e concentrazione, ma vi assicuro che ne vale la pena.

voto: ***,5/5

lunedì 10 marzo 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Pensa solo al salto.



Ho terminato questo pomeriggio la lettura di Una stanza tutta per sé. E' stata la mia prima Virginia, non avevo mai letto nulla di suo. E' stata una lettura folgorante nonché quasi la prosecuzione ideale del mio post precedente. Era tutto un: scrivi, vivi, sii te stessa, non fermarti mai neppure per "maledire né per ridere".

"Se ti fermi a maledire sei perduta, le dicevo, e ugualmente se ti fermi a ridere. Un'esitazione, un passo falso, e per te è finita. Pensa solo al salto, la imploravo, come se avessi puntato tutto il mio denaro su di lei; e lei, come un uccello, superò l'ostacolo."

Che è un po' come dire: che stai facendo? Perché sei lì a pensare stupidaggini quando invece potresti creare qualcosa di serio, di vero, di reale?  Mi sarebbe piaciuto andare a far visita a Virginia, sorseggiare un tè nel suo salotto e dirle: ma sai che J. K. Rowling è una delle donne più ricche al mondo? Lo è diventata scrivendo, proprio come speravi tu. Pensaci, è assurdo! Lo farei, se solo non si fosse suicidata nel 1941 - ma poi, non sarebbe viva in ogni caso, no? La gente, solitamente, muore prima dei duecento anni.

Dovete leggere questo libro. E' piccolino, un centinaio di pagine pregne di riflessioni spontanee, talvolta confuse, di appunti, frammenti di altri testi, letture da biblioteca. E' uno di quei saggi che ho inserito nella mia lista "libri che parlano di libri". Personalmente, adoro quando un testo cita altri testi o, in alternativa, traccia una sorta di "itinerario di lettura" dei protagonisti. Ad ogni modo, la mia esperienza con la Woolf non si ferma qui. Ho appena iniziato La crociera che, se non sbaglio, è proprio il suo romanzo d'esordio. Pare sia l'opera che più di ogni altra riflette le crisi depressive delle quali l'autrice ha sofferto. Lo scoprirò solo vivendo.