domenica 2 novembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Paris calling

In questo periodo sono fortemente in fissa con tutto ciò che evoca Parigi, i roaring twenties, i bar, i caffè letterari, i rapporti tra scrittori... Non ho in mente una storia in particolare (anche perché sto già scrivendo due romanzi contemporaneamente e no, grazie, per il terzo facciamo che rimandiamo, neh?) ma ho questo "contesto" tra le mani. Ho anche un personaggio, in realtà. Una donna non più giovanissima che conosce il francese e trascorre le sue giornate scrivendo e leggendo Hemingway nei bar. Ecco, Hemingway è un'altra di quelle cose che mi sono esplose dentro nell'ultimo periodo. Sto leggendo Festa mobile che è un libro meraviglioso principalmente perché non è un vero libro. E' un po' il Finnegan's wake hemingwayano, ecco, ma in versione autobiografica. Credo che non ci sia niente di più affascinante dei diari, delle lettere e delle memorie di uno scrittore o di un artista in generale. Amo immergermi nella corrispondenza di d'Annunzio e della Duse o in quella di Moravia e della Morante. I diari di Sylvia Plath, l'amore distruttivo per suo marito, la follia. Leopardi e Giordani. E poi Festa mobile che già dal titolo è poesia purissima. Definire una città come fosse una festa mobile!
Geniale. Ripercorrere tra le pagine gli incontri e le amicizie con Ezra Pound, Gertrude Stein, James Joyce, Scott Fitzgerald e molti altri. Parigi com'era molto tempo prima che io e molti di voi nascessimo. E' un libro meraviglioso al quale sto accostando la lettura dei Quarantanove racconti perché credo che sì, Hemingway era un romanziere, ma era soprattutto il maestro delle storie brevi. E' nella brevità che si vede tutto il genio di uno scrittore, mi disse una volta un tipo un po' strano col quale sono uscita tre volte. Lui parlava di Pacheco, ma il senso è lo stesso. A Parigi sono stata una volta soltanto, nel 2010, in gita scolastica. Diciassette anni e dieci mesi, un fidanzato storico che partì con me e il vulcano che eruttava in Islanda. Non potemmo raggiungere Parigi con l'aereo proprio per questo motivo e, colmi di pazienza e speranza, percorremmo la distanza Bari-Parigi in pullman. In pullman. Da Bari. Sorvoliamo sulla modalità "viaggio-della-speranza" alla quale si aggiunsero l'albergo horror-style di Aosta dove trascorremmo una notte e il ketchup scaduto da tre anni. Di Parigi ricordo la scala a chiocciola dell'Arc de Triomphe e quanto cavolo girava la testa mentre si scendeva. La Tour Eiffel perché non ci sono andata. Il ristorante dove ogni sera mangiavamo divinamente e poco altro. Si sa, delle gite scolastiche si ricordano sempre le cose più dimenticabili. Sono andata a frugare nei reperti archeologici delle mie foto su feisbuc e ho trovato queste. Mi riconoscete? In tutta quella bolgia ci sono io, solo con i capelli che dio mi ha dato e che ho corretto negli anni col mio attuale rossocataldi.

 

ma soprattutto...QUESTA!


Realizzo soltanto adesso che indosso ancora questo giubbotto. Dopo quattro, lunghissimi anni. Cavolo, sono proprio monotona (ma almeno ho sostituito quello schifo di macchina fotografica con Shaunee, la mia amata Fuji. E sì, do i nomi alle cose)

Tutto questo solo per dirvi che no, di Parigi non ricordo niente. Vorrei tornarci anche solo per ripercorrere l'itinerario di Hemingway in Festa mobile e passare da Shakespeare & Co., quella meravigliosa libreria storica nella quale puoi anche vivere se solo ti impegni a lavorare lì durante il giorno e a lasciare una tua autobiografia con foto. Ne ha parlato (meravigliosamente) Molly Dektar nel suo diario fotografico per Rookie. Qui alcune foto (naturalmente il copyright appartiene a Rookie. Seguite il link per leggere il post completo perché ne vale veramente la pena):





Sto pensando seriamente di buttare tante di quelle scartoffie che infestano la mia stanza per ritagliarmi davvero il mio angolino Paris-caffè-libri-VecchiaOlivettiDiMioPadre-MaxiMegaManifestoDiEffettoNotteComeACasaDiEzraFitz. Per farvi capire ciò di cui sto parlando:

 



Tra l'altro Effetto notte (François Truffaut) è una magistrale poesia d'amore dedicata al Cinema. Magistrale. E adesso che vi ho tediato per così tanto tempo posso anche andare a lavarmi i capelli e a mettere lo smalto sulle unghie perché a volte, soltanto a volte, tento di farmi carina anch'io. Che bello non parlare sempre delle stesse cose, qui. Che bello ricordarmi di me, una volta ogni tanto.











Novità in ebook: Il profumo del Sud di Linda Bertasi

Di questo ho libro ho già parlato moltissimo per svariati motivi, primo fra tutti perché è uno dei migliori romanzi storici che siano stati scritti negli ultimi tempi. Amo Linda per la sua modestia e anche perché tra di noi c'è un legame speciale: il mio Waiting room e la versione cartacea del suo Profumo del Sud sono usciti contemporaneamente, nel maggio 2013. Non solo: ho avuto l'onore di essere l'autrice della sinossi in quarta di copertina. Potevo dunque non parlarvi della pubblicazione in ebook di questo romanzo che mi ha emozionata e commossa? Lo trovate su Amazon a un prezzo piccolissimo e, credetemi, ne vale la pena. La mia recensione qui.




TITOLO: Il profumo del sud 
AUTORE: Linda Bertasi 
EDITORE: Butterfly Edizioni 
ANNO: 2013 
GENERE: Romanzo storico 
PAGINE: 226 
PREZZO: € 2,02 

DOVE TROVARLO:  qui

 SINOSSI: 

Luglio 1858. Un piroscafo prende il largo dal porto di Genova verso il Nuovo Mondo. Sul ponte, Anita vede la terraferma allontanarsi e, con essa, tutto il suo passato: una famiglia alla quale credeva di appartenere, i suoi affetti, una scomoda verità. A condividere il viaggio con lei, la matura Margherita e il suo protetto, il seducente Justin Henderson. Giunti in America, Margherita convince Anita ad essere sua ospite per qualche tempo, nella sua dimora a Montgomery. La ragazza accetta, sicura di dover ripartire al più presto. A farle cambiare idea saranno le bianche colline del Sud e un tormentato amore più forte delle sue paure. All’orizzonte, l’ombra oscura della guerra civile. Linda Bertasi scrive un romanzo che dell’Ottocento ha il sapore, un romanzo nel quale la Storia non è semplice sfondo ma protagonista attiva della vicenda. Narrativamente impeccabile, emotivamente travolgente, Il profumo del sud è una storia di passione: quella per la terra alla quale sentiamo di appartenere e quella per la persona che siamo destinati ad amare.

 QUALIFICA DI MERITO COME ‘AUTORE COMMENDEVOLE’ AL VII PREMIO LETTERARIO EUROPEO ‘MASSA CITTA’ FIABESCA DI MARMO E MARE’

 BOOKTRAILER:



 PROLOGO IN ANTEPRIMA: 



 La ‘Lanterna’ spiccava sul porto di Genova in tutti i suoi centodiciassette metri. Aguzzò la vista. Eccoli: i due grifoni che reggevano lo scudo con l’insegna di San Giorgio, una croce rossa in campo bianco, la coda e le ali alte, quasi a sfiorare la corona che li sormontava, rigorosamente chiusa, simbolo tangibile di sovranità. Sulla banchina, di fronte a lui, qualche parente venuto a tendere l’ultimo flebile legame con famigliari emigranti, ansiosi di lasciarsi la penisola alle spalle e di approdare su terre più fortunate e rigogliose. Ansiosi di raggiungere il Nuovo Mondo, emblema di speranza e di futuro in quegli anni burrascosi. Sorrise della loro ingenuità, spostando lo sguardo dai nastri colorati, tesi sino alla nave, ai pochi passeggeri addossati sul ponte di quel piroscafo a vapore, più simile a un brigantino che a un transatlantico. Alzò gli occhi, osservando l’alberatura, il fumaiolo alto e stretto che s’innalzava verso il cielo azzurro. Sarebbe stata una traversata lunga e piuttosto scomoda. Fece un rapido calcolo dei passeggeri imbarcati: una trentina senza contare l’equipaggio, per lo più emigranti tricolori. Ed ecco i nastri tendersi sempre più, si stava muovendo. Le grida di un paio di ragazzini alla sua destra lo distolsero. Lanciò uno sguardo infastidito nella loro direzione e la vide addossata alla ringhiera di legno, la presa ferrea, le dita livide. Fissava un punto imprecisato tra le acque, gli occhi alla spasmodica ricerca della chiglia. In altre circostanze avrebbe sorriso di quella giovane donna ombrosa. Le femmine avevano una propensione per il dramma che rasentava l’illogico, ma c’era qualcosa in lei, qualcosa d’insolito. Nessun nastro teso verso la banchina, nessun famigliare o amico, nessun servitore. I suoi capelli furono i primi a colpirlo: una folta chioma sbarazzina, preda della brezza leggera. Boccoli di un castano incendiato s’inanellavano sulle spalle, celate da un lungo mantello scuro. Sotto quel sole mattutino, parevano catturarne i raggi imprigionandoli tra le ciocche ondeggianti. Distava non più di cinque metri da lui. Respirava a intermittenza e, ogni volta, il petto si sollevava, mostrando la generosità delle sue curve. Indugiò sui fianchi sottili, sulla vita sinuosa, immaginando le lunghe gambe flessuose intrappolate nella crinolina. Un brivido lo sorprese, mentre fantasticava su quel corpo invitante, su quella donna pudica. Amava quel genere di femmine. Nascondevano, sotto la timida scorza, un animo succoso e ardente. Un alito di vento s’insinuò sotto il mantello, scoprendole la spalla. Lei si volse, trattenendo la stoffa, castigandola con l’imposizione della mano inguantata. Fu allora che lui scorse i suoi occhi scuri, profondi: due perle d’inchiostro su una pergamena d’alabastro. E lì, tra le lunghe ciglia nere, qualche stilla disegnava un percorso insolito. Un tortuoso tracciato che moriva sulle labbra piene: due pesche setose da mordere seduta stante. Piangeva in silenzio, lasciava scorrere quella muta emozione senza porvi freno, senza trattenerla. Quella visione lo stregò, più ammaliante che qualsiasi sguardo, corpetto o crinolina. E poi la nave ondeggiò, la banchina dinanzi che si riduceva. La misteriosa sconosciuta si staccò dalla ringhiera, diretta a poppa, verso di lui. S’incamminò e il suo incedere lo ammaliò, passi lenti, cadenzati, una sorta di danza. La donna incrociò il suo sguardo per una frazione di secondo, poi lo distolse con nonchalance. Lui restò a contemplare la banchina, mentre un profumo di fragole e gelsomino gli solleticava le narici. Fu in quell’istante che scorse la carrozza arrestarsi in una nuvola di polvere. La portiera recante uno stemma giallo-oro che si apriva con impeto e un giovane che correva a perdifiato tra marinai, nastri strappati e volti curiosi. Lo sconosciuto si scagliò verso la nave, quasi volesse afferrarla, strattonarla, costringerla a invertire la rotta. Un grido uscì dalla sua bocca. Un nome in balìa dei venti: ‘Anita’. Le sillabe si persero tra le onde increspate dallo scafo. La ‘Lanterna’ che rimpiccioliva, l’aristocratico vociante ridotto a una muta macchia indistinta e quell’essenza di fragole e gelsomino ancora nell’aria.

L'AUTRICE:

LINDA BERTASI nasce nel 1978. Appassionata di storia e letteratura inglese, sviluppa sin dalla tenera età una spiccata predisposizione per le materie umanistiche. Nel Gennaio 2010, pubblica il romance contemporaneo “Destino di un amore” (La Caravella Editrice), cui fa seguito nel Febbraio 2011 il paranormal-romance “Il rifugio – Un amore senza tempo” (La Caravella Editrice) che le vale, nel 2012, la Medaglia d'Argento al XXIII Premio Letterario 'Valle Senio'. Nel Maggio 2013, pubblica il romance storico “Il profumo del sud” (Butterfly Edizioni) che le vale la qualifica con merito di 'Autore commendevole' al VII Premio Letterario Europeo 'Massa città fiabesca'. Sempre nel 2013, ha curato diverse prefazioni per i romanzi di Emanuela Rocca e Laura Bellini. Dal Febbraio 2013, gestisce il suo blog Linda Bertasi Blog dove da ampio spazio agli emergenti con segnalazioni, interviste e recensioni GRATUITE. Dall'ottobre 2014 è membro dell'associazione EWWA . Gestisce assieme all'amica e collega Laura Bellini anche il blog "Impronte d'autrici". Scrive sul web-magazine Io Come Autore dove cura personalmente la rubrica "Il romanzo Classico". Collabora con le case editrici "Agenzia Letteria Jo March" e con "Faust Edizioni", con il blog letterario "Destinazione Libri". Proprietaria di una piccola realtà commerciale nella provincia di Ferrara, vive assieme al marito e alla figlia.
mercoledì 8 ottobre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Blogtour: Il mio cuore è tuo di Marianna Mineo - prima tappa

Buongiorno a tutti! Ringrazio la giovanissima scrittrice Marianna Mineo che ha scelto proprio questo blog per far partire il blogtour dedicato al suo nuovissimo romanzo Il mio cuore è tuo. Sono davvero felice di parlarvene e di presentarvelo. Come vedrete, è possibile acquistarlo a un prezzo davvero piccolissimo su Amazon: approfittatene!

Qui il link dell'evento in corso su Facebook: iscrivetevi per poter partecipare al concorso e vincere una copia digitale del libro!


Titolo: Il mio cuore è tuo 

Autore: Marianna Mineo 

Casa editrice: Autopubblicato 

Genere: Romanzo rosa 

Pagine: 114 Prezzo: 0,99 

Formato: Ebook (compralo qui

Trama: Chloe è follemente innamorata del suo compagno Luke, ha una famiglia che l'adora e un lavoro che le piace. Le sembra di toccare il cielo con un dito. Ma il giorno del suo compleanno Luke la lascia sostenendo di non essere più innamorato di lei. La vita di Chloe cambia di colpo, succede l'inaspettato e dovrà affrontare tutto da sola, perde anche il lavoro. Promette a se stessa di non innamorarsi mai più, per lei gli uomini non esistono. Chloe conosce Nick. Per lui sarà un vero e proprio colpo di fulmine, per lei no. Sarà difficile conquistarla. Lei ha creato una barriera insormontabile nel suo cuore che non permette a nessuno di oltrepassare. Paura di amare ancora. Paura di soffrire ancora.

BIOGRAFIA Marianna Mineo nasce a Palermo ad Agosto del 1997. Frequenta ancora la scuola superiore. Ha 17 anni. La passione per la scrittura è nata per caso. Un giorno, un foglio ed una penna le capitò sotto mano e iniziò a scrivere. Da allora non ha più smesso di scrivere.

Continuate a seguire il blogtour! Ecco qui le prossime tappe:

Dal 08/10/14 al 09/10/14 - Prima tappa “B.among the little women” : Presentazione del libro.
Dal 10/10/14 al 12/10/14 - Seconda tappa “Leggere è magia”: Presentazione dei personaggi.
Dal 13/10/14 al 15/10/14 - Terza tappa “Un lettore è un gran sognatore”: Estratto con domanda rivolta a voi lettori.
Dal 16/10/14 al 18/10/14 - Quarta tappa “Il blog di Antonietta Agostini”: Recensione del libro.
Giorno 19/10/14 – Quinta tappa, “Evento Il mio cuore è tuo - blogtour” : L’autrice sarà online e disponibile per rispondere ad ogni vostra curiosità.
Dal 20/10/14 al 22/10/14 – Sesta tappa “La mia strada fino a qui”: Intervista all’autrice.
Giorno 23/10/14 – Ultima tappa “Il mio cuore è tuo”: Verranno proclamati i vincitori.
martedì 30 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

A clean mind in disguise



Ricordo ancora l'incipit di Bassotuba non c'è di Paolo Nori, letto su una panchina della stazione di Mola mentre aspettavo il mio ragazzo dell'epoca: "Io sono quello che non ce la faccio". Geniale (solo l'incipit ché il resto del libro, a mio parere, è tutto un po' una presa per il). Oggi lo voglio fare mio, quell'incipit, e trasformarlo. Io sono quella che ce la faccio. "Tu sei una che corre" mi dice sempre quella persona splendida che è il mio migliore amico, ed è vero. Corro, sempre, anche troppo. Non riesco a fare una cosa per volta, mai. Anche in questo momento: sto scrivendo il post e intanto leggo gli ultimi post di tre blog e ascolto Ultraviolence e commento su feisbuc come se non ci fosse un domani. Ho trenta libri in lettura e da quando mi sono messa in testa il pallino del dottorato la mia stanza è esplosa. Libri, libri ovunque: sulle scrivanie (ne ho due, ovviamente), sulle mensole, sul comodino, sul termosifone. Sono disordinata nella testa. Pixie di Rookie diceva "A messy room is just a clean room in disguise" e, se sostituiamo room con mind, abbiamo il mio caso. Eppure mi piaccio così. Quella come me è gente che nel 90% dei casi, per far troppe cose contemporaneamente, non fa niente. Però c'è il 10%. Quel meraviglioso 10% in cui riesci a fare millemila cose e ti riescono tutte bene ed è splendido che sia così. Mi piace, il mio disordine. Non riuscirò mai a studiare come si deve: mi ammazzerò di studio due giorni prima dell'esame. Non leggerò un libro per volta ma trenta. E intanto domani ricomincia l'università e non so com'è che sono arrivata a ventidue anni ma ho ancora l'adrenalina da primo giorno di scuola. Quand'è che si smette di essere bambini? Dio benedice gli inizi, la bellezza, i grandi sogni. Benedirà domani e i due anni che seguiranno fino alla prossima corona d'alloro e Auguri dottoressa e un'altra tesi su Olivetti. Bellissimo poter dire "domani". Bellissimi i verbi coniugati al futuro - purché sia semplice ché l'anteriore è un passato già finito e nemmeno ce ne siamo accorti.

#3allavolta: L'equazione, Tachea, Il giocoliere di parole



Buongiorno! Per la serie "queste sono le mie ultime recensioni e adios" vorrei parlarvi di tre libri che ho avuto il piacere di leggere recentemente: L'equazione di Daniele Mosca, Tachea di Giovanna Guardiani e Il giocoliere di parole di Alberto Diamanti. Et voilà...



SINOSSI:

In una Torino messa in ginocchio da un’alluvione spaventosa, un ex trafficante di sigarette e quattro ricercatori si trovano coinvolti in un mistero che ha radici in un lontano passato. Tra Torino, Bari e Firenze si intrecciano segreti, personaggi di rilievo e sette sataniche, in una lotta contro il tempo per sventare un’antica profezia che mette in pericolo l’equilibrio del mondo intero. Il bene contro il male, il male contro se stesso, in un vortice di avvenimenti in cui fino all’ultimo nulla è ciò che sembra.

LA MIA OPINIONE:

Parto da un presupposto: questo autore è stato veramente in grado di stupirmi. E' difficilissimo scovare uno scrittore emergente che, al suo esordio letterario, riesca già a mettere in piedi un thriller degno di questo nome. La trama è complessa, articolata e ben congegnata. Immagino vi siano dietro mesi e mesi di lavoro, di studio, di accurata ricerca. Nel romanzo si intrecciano antiche religioni e credenze, a partire dalla cultura egizia per arrivare sino al cattolicesimo, e gran parte dell'intreccio è dedicato all'aspetto scientifico e ambientale. Credo che al di sotto dell'imponente architettura della trama vi sia un intento ecologista che riporta alla luce una verità fondamentale: al di là di ciò in cui crediamo e dell'importanza che possiamo attribuire al destino, l'uomo ha il dovere di conservare e proteggere il proprio pianeta. Nel romanzo di Daniele Mosca vi è un evidente quid "à la Dan Brown" (in particolare il Brown di Angeli e demoni) che non sottrae assolutamente nulla alla particolarità dello stile dell'autore. Ho apprezzato due aspetti in particolare: l'accuratezza nella descrizione dei profili dei personaggi che, pur essendo moltissimi, sono solidamente e coerentemente ancorati all'intreccio, e l'accuratezza nelle descrizioni dei luoghi. Torino, Bari, Firenze: per ogni città citata si ha la sensazione che l'autore abbia vissuto a lungo tra quelle vie, tanto da saperne descrivere alla perfezione i segreti e le verità più profonde. Senza dimenticare che, da vera barese quale sono, non ho potuto fare a meno di apprezzare le pagine dedicate alla Basilica di San Nicola e ai suoi misteri. I miei complimenti a Daniele per aver saputo intessere con così tanta coerenza una trama complessa e decisamente difficile da raccontare. Ad maiora!

voto: ****/5




SINOSSI:

"Da qualche giorno arriva spesso a farmi visita sempre lo stesso pensiero: scrivere un libro; inizierò presentandomi e poi... mi affiderò allo scorrere dei giorni e su di essi punterò la potente luce dell'amore e leggerò la vita." Con queste parole, la protagonista, Tachea, una simpatica vecchietta, dopo aver abbondantemente osservato e letto la vita dall'alto delle sue molte primavere, termina il libro. Tachea, grazie ai suoi settantacinque anni, è una donna ormai affrancata da tutto ciò che la società attuale impone: libera di vivere secondo i suoi ritmi, di esprimere quello che pensa e, attraverso la danza dei silenzi e delle parole, evidenziare la presenza dell'amore attorno a lei.

LA MIA OPINIONE:

Ho adorato questo romanzo per un semplicissimo motivo: trasuda libertà. Libertà di vivere la propria vita senza obblighi e costrizioni, di esprimere la propria opinione senza curarsi di essere contraddetti, affrontare la realtà di petto assumendosi la responsabilità dei propri errori per poi farli fruttare come semi in un terreno fertile. L'aspetto più affascinante dell'intero romanzo è sicuramente la storia d'amore tra Tachea e suo marito: pulita ma non priva di incidenti di percorso, sincera ma non stucchevole, è perfetta nella sua imperfezione che odora di realtà vera. Nulla, in questo libro, sembra "inventato", nulla è puramente finzione letteraria. La ricchezza morale della famiglia, l'incommensurabile valore del dare alla luce una vita, la condivisione dei piccoli gesti quotidiani fanno di questo romanzo un elogio della semplicità, della bellezza del donare, della riconoscenza per una vita vissuta fino in fondo senza paura. Un romanzo assolutamente consigliato.

voto: *****/5




SINOSSI:

"Il giocoliere di parole', è una raccolta di poesie scritte nel linguaggio 'dei' e 'per' i bambini, con l'intento di dare ai 'piccoli lettori' delle 'immagini in rima' da leggere, ed ai 'grandi lettori' (genitori/educatori), degli spunti di riflessione e comunicazione con gli stessi bambini.

LA MIA OPINIONE:

Molto delicata questa breve raccolta di poesie (ma sarebbe meglio dire 'filastrocche') dedicate al mondo dei bambini. Come spesso accade, i libri rivolti all'infanzia acquistano un sapore tutto particolare quando vengono letti "da grandi" ed è chiaramente più semplice, per un adulto, cogliere sfumature e ricchezze di significato che sono abilmente nascoste tra i versi. L'idea del "giocoliere di parole" è meravigliosa ed evoca l'immagine della lettura come attività divertente e appassionante dei quali i bambini possono e devono innamorarsi. Simpaticissimi i personaggi che affollano queste pagine, dalla dolce storia del miele alla filastrocca della ranocchietta fino ad arrivare alle poesie più "mature" come Il quadro e lo scarabocchio. Il mio brano preferito? Senz'altro Il sangue blu del figlio del re che ricorda il valore dell'uguaglianza con delicatezza e genialità senza mai scadere nel banale. Una raccolta che merita davvero il suo piccolo grande spazio sui comodini dei vostri bambini (e non solo).

voto: ****/5
martedì 16 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Sneaking out ovvero l'arte dell'uscire di nascosto



Oggi mi è capitato di riflettere su un'espressione profondamente americana come sneaking out. Il mio adoratissimo Rookie ha dedicato un interno mese al tema dello sneaking out che, tradotto per noi comuni mortali italiani, significa "uscire di casa di nascosto, possibilmente da una finestra". Di quel mese ricordo benissimo il bel racconto Invisible animals e le playlist dedicate alla fuga nonché i set fotografici creati ad hoc. Pensavo: noi, qui in Italia, non è che abbiamo poi così chiaro il concetto di sneaking out. Ponete riflessione: siete mai usciti di nascosto? Io no e credo che il nostro principale problema sia il tipo di casa nel quale abitiamo. Almeno qui al sud, noi non abbiamo tetti e se ti lanci dalla finestra atterri direttamente sul cactus della signora al pianoterra.


Oddio, il discorso è molto più complicato di quel che sembra. Il punto è che il "teenager" italiano è senz'altro diverso da quello americano. Lo dice anche tutta la filmografia correlata. Gli americani hanno The breakfast club e noi, bene che ci vada, abbiamo I Cesaroni. E poi, mettendo che riesci davvero a uscire di casa senza che i tuoi si sveglino al solo girare della chiave nella toppa, dove vai? E dico sì che vivo in un paesino sperduto lontano mezz'ora dal capoluogo, ma davvero non saprei dove andare. Eppure sarebbe bellissimo. Il brivido, la paura, l'adrenalina. Forse un giorno lo farò o (molto più probabilmente) lo farò fare a un personaggio di un mio libro ché è sempre un modo intelligente per vivere roba assurda senza farsi male. E certo, starò attenta al cactus. Ci mancherebbe altro. 

lunedì 15 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Una tra le belle giornate


La verità è che non esistono giornate che iniziano bene e giornate che iniziano male né piedi giusti o piedi sbagliati coi quali scendere dal letto. Siamo noi che stabiliamo la riuscita di una giornata. Personalmente mi paro con una bella preghiera ogni mattina ché è un qualcosa che ti salva sempre le ventiquattr'ore a venire. La giornata di oggi, comunque, si sta rivelando particolarmente produttiva con un mio nuovo articolo su Barinedita (questa volta vi parlo dell'oreficeria e dei gioielli realizzati a mano) e con una splendida recensione a cinque stelle per il mio Il fiume scorre in te:


Non so quanto bene si legga ma oh, insomma, è sul sito per chi vuole leggerla senza diventare cieco entro tre...due...uno. E' ora di organizzare un vero e proprio tour di presentazioni per il mio figlio più piccolo, Waiting room. Vedrò di accompagnare Emilia, Angelo e i loro anni '40 in giro per la provincia, so pray for me. Sto leggendo Tender is the night in lingua originale perché penso che Fitzgerald sia uno di quegli autori che in italiano perdono moltissimo. La musicalità, la tendenza all'allitterazione, il ritmo, la fluidità e la semantica giusti Ve lo consiglio perché è un libro che merita davvero di essere letto e credo ne parlerò anche nella prossima (vicinissima) puntata di #lettiinpigiama. Come tutti avrete ormai capito, visto che ripeto sempre le stesse cose, sto cambiando ogni cosa nel blog, eliminando tutto ciò che è di tutti gli altri per metter su qualcosa che sia solo mio (se non lo dico in ogni post non sono contenta, forgive me). Tutto questo per dirvi che non ci sarà più un In my mailbox perché ne esistono già troppi, troppissimi. Non posterò un video in cui vi mostro gli ultimi acquisti perché non è poi così divertente svuotarvi addosso il mio carrello da supermercato virtuale. No. Girerò dei video in cui vi parlo dei libri che sto leggendo, una sorta di recensione-collettiva-in-itinere. Ora vado, mi aspetta una riunione in redazione e ho ancora da raccogliere le mie ultime idee. Porto Fitz con me tra l'odore nauseante dei pullman e le strade piene di sole delle due del pomeriggio. Vi lascio con due citazioni dagli ultimi due film che ho avuto il piacere di vedere:

«Che giorno è oggi?».
«17 gennaio, giovedì».
«Ti rendi conto che non ci sarà mai più un 17 gennaio 1944? Eh? Mai. Mai più».
 - Arrivederci ragazzi, Louis Malle 1987



«Che carini questi giovani.. È strana la nostra vita, eh? Ci si incontra, si lavora insieme, ci si ama, e poi... Non si fa in tempo ad afferrare qualcosa che... non c'è più!».
- Effetto notte, François Truffaut 1973