martedì 16 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Sneaking out ovvero l'arte dell'uscire di nascosto



Oggi mi è capitato di riflettere su un'espressione profondamente americana come sneaking out. Il mio adoratissimo Rookie ha dedicato un interno mese al tema dello sneaking out che, tradotto per noi comuni mortali italiani, significa "uscire di casa di nascosto, possibilmente da una finestra". Di quel mese ricordo benissimo il bel racconto Invisible animals e le playlist dedicate alla fuga nonché i set fotografici creati ad hoc. Pensavo: noi, qui in Italia, non è che abbiamo poi così chiaro il concetto di sneaking out. Ponete riflessione: siete mai usciti di nascosto? Io no e credo che il nostro principale problema sia il tipo di casa nel quale abitiamo. Almeno qui al sud, noi non abbiamo tetti e se ti lanci dalla finestra atterri direttamente sul cactus della signora al pianoterra.


Oddio, il discorso è molto più complicato di quel che sembra. Il punto è che il "teenager" italiano è senz'altro diverso da quello americano. Lo dice anche tutta la filmografia correlata. Gli americani hanno The breakfast club e noi, bene che ci vada, abbiamo I Cesaroni. E poi, mettendo che riesci davvero a uscire di casa senza che i tuoi si sveglino al solo girare della chiave nella toppa, dove vai? E dico sì che vivo in un paesino sperduto lontano mezz'ora dal capoluogo, ma davvero non saprei dove andare. Eppure sarebbe bellissimo. Il brivido, la paura, l'adrenalina. Forse un giorno lo farò o (molto più probabilmente) lo farò fare a un personaggio di un mio libro ché è sempre un modo intelligente per vivere roba assurda senza farsi male. E certo, starò attenta al cactus. Ci mancherebbe altro. 

lunedì 15 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Una tra le belle giornate


La verità è che non esistono giornate che iniziano bene e giornate che iniziano male né piedi giusti o piedi sbagliati coi quali scendere dal letto. Siamo noi che stabiliamo la riuscita di una giornata. Personalmente mi paro con una bella preghiera ogni mattina ché è un qualcosa che ti salva sempre le ventiquattr'ore a venire. La giornata di oggi, comunque, si sta rivelando particolarmente produttiva con un mio nuovo articolo su Barinedita (questa volta vi parlo dell'oreficeria e dei gioielli realizzati a mano) e con una splendida recensione a cinque stelle per il mio Il fiume scorre in te:


Non so quanto bene si legga ma oh, insomma, è sul sito per chi vuole leggerla senza diventare cieco entro tre...due...uno. E' ora di organizzare un vero e proprio tour di presentazioni per il mio figlio più piccolo, Waiting room. Vedrò di accompagnare Emilia, Angelo e i loro anni '40 in giro per la provincia, so pray for me. Sto leggendo Tender is the night in lingua originale perché penso che Fitzgerald sia uno di quegli autori che in italiano perdono moltissimo. La musicalità, la tendenza all'allitterazione, il ritmo, la fluidità e la semantica giusti Ve lo consiglio perché è un libro che merita davvero di essere letto e credo ne parlerò anche nella prossima (vicinissima) puntata di #lettiinpigiama. Come tutti avrete ormai capito, visto che ripeto sempre le stesse cose, sto cambiando ogni cosa nel blog, eliminando tutto ciò che è di tutti gli altri per metter su qualcosa che sia solo mio (se non lo dico in ogni post non sono contenta, forgive me). Tutto questo per dirvi che non ci sarà più un In my mailbox perché ne esistono già troppi, troppissimi. Non posterò un video in cui vi mostro gli ultimi acquisti perché non è poi così divertente svuotarvi addosso il mio carrello da supermercato virtuale. No. Girerò dei video in cui vi parlo dei libri che sto leggendo, una sorta di recensione-collettiva-in-itinere. Ora vado, mi aspetta una riunione in redazione e ho ancora da raccogliere le mie ultime idee. Porto Fitz con me tra l'odore nauseante dei pullman e le strade piene di sole delle due del pomeriggio. Vi lascio con due citazioni dagli ultimi due film che ho avuto il piacere di vedere:

«Che giorno è oggi?».
«17 gennaio, giovedì».
«Ti rendi conto che non ci sarà mai più un 17 gennaio 1944? Eh? Mai. Mai più».
 - Arrivederci ragazzi, Louis Malle 1987



«Che carini questi giovani.. È strana la nostra vita, eh? Ci si incontra, si lavora insieme, ci si ama, e poi... Non si fa in tempo ad afferrare qualcosa che... non c'è più!».
- Effetto notte, François Truffaut 1973


sabato 13 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Quello che tutti leggono



E pensavo: vorrei scovare un blog letterario di quelli veramente letterari, che parlano di letteratura vera e non dell'ultimo libro uscito in libreria (che poi magari può essere un libro immenso ma se voglio l'ultima uscita mi basta la newsletter della casa editrice). Un blog lontano dalle CE, dai favori, dalle pagine feisbuc, dai mi piace, dalle recensioni quando già conosci l'autore e non vuoi offenderlo e non puoi essere obiettivo al cento percento. Ho smesso di scrivere recensioni e anteprime anche per questo motivo: perché il mio blog stava diventando ipocrita. Non solo: stava diventando uguale a centinaia di altri blog. Io non voglio una cosa uguale a millemila altre cose. Voglio una cosa mia. Un mio amico mi dice sempre che i parrucchieri dovrebbero avere una tinta "rosso Cataldi". Anche il mio blog dev'essere "rosso Cataldi" e non Mondadori, Newton Compton, Fabbri, self. Mi sono persino stancata di condividere link, di pubblicizzare il mio stesso libro, di pubblicare roba. Mi viene da dire solo una cosa: che-palle. Che noia che barba che barba che noia. La mia home di feisbuc è piena di contenuti identici pubblicati da facce e nomi diversi. C'è quella bella citazione di Haruki Murakami che dice qualcosa tipo "se leggi ciò che tutti leggono, penserai ciò che tutti pensano". Non mi piace così. Leggerò John Green quando finalmente sarà passata a tutti voi questa fissa allucinante per John Green e per la gente che muore nei film. Non è che sono prevenuta: è che sono annoiata. Ne ho trovato effettivamente qualcuno, di blog serio serio serio (non che tutto il resto non sia serio, ma magari lo è con un solo "serio" e non con tre, capito?). Giusto per fare qualche nome: Holden&Company, Critica Letteraria, Poetarum Silva e 404: file not found. Quant'è difficile trovare un buon pesce quando il mare è pieno di pesci, che è un po' una metafora alla Fabio Volo ma insomma, oh, capitemi. Poi mi capita di incappare in quelle orride citazioni di autori italiani "in" (oltre a Volo ce ne sono tanti altri, fidatevi) che ti sbattono in faccia roba amorosa della serie "poi mi giro ed è lei e io mi chiedo: ma davvero sei tu?" e chi altro dev'essere, tua madre? Millemila mi piace. MA PERCHE'? Perché ci facciamo del male? Perché non leggiamo roba leggibile? Perché? Ragazzi, noi ci fidiamo troppo dei blogger, di chi scrive su feisbuc, di chi twitta, di chi googla. Andate in libreria VOI. Uscite di casa armati di ombrello che non si sa mai di 'sti tempi e andateci VOI, tra i libri, a fare quella cosa mainstream che è "annusare l'odore della carta". Andate a sniffare i libri in prima persona, non fate fare tutto a chi è dietro lo schermo. Leggete le quarte di copertina, i titoli, le prime pagine, qualcosina al centro, qualcosina alla fine. SCEGLIETE. E vedrete che alla fine le home di feisbuc non saranno più di un monotematico deprimente. Siamo belli perché siamo diversi. Perché leggiamo libri diversi. Perché pensiamo cose diverse. E allora pensiamole, queste cose diverse, e scriviamole in blog diversi. Amen? Amen.
mercoledì 10 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Un pensiero totalmente nostro



Non che abbia poi così tanto tempo per scrivere un post sensato e poi è tardi, dai, voglio andare a dormire. Però. Pensavo a una citazione di Oscar Wilde da quel gran capolavoro che è il De profundis. Guardate, non mi fate così dotta: non me la ricordo a memoria. Parafrasandola, il succo era questo: Non c'è niente di più difficile del formulare un pensiero totalmente nostro. Lui stesso, a sua volta, aveva fregato quel pensiero a qualcun altro. Devo ancora decidere se questo sia un aspetto positivo o negativo ma, a conti fatti, penso che sì, sia bellissimo. Mescolarsi. Confondersi. E' bello sapere che anche una Tavi Gevinson si è ispirata a un sacco di altra gente e che anche la sua maxi-mega-fighissima-personalità ha affondato le radici da qualche parte. Non so perché mi metto a filosofeggiare a quest'ora e più che altro vorrei una gran coppa di gelato al mocaccino ma insomma, capito? Il fatto è che è difficilissimo mostrare al mondo ciò che ci piace davvero. Facciamo prima a leggere ciò che leggono gli altri, a dire ciò che dicono gli altri, a scegliere i vestiti che indossano le fashion blogger, eccetera. E poi ora c'è feisbuc, prima non gli fregava niente a nessuno di quello che piaceva a te e a te, soprattutto, non fregava niente di mostrarlo al mondo. Avevi la tua cameretta, le tue cose, il tuo piccolo universo privato. Poi magari ne parlavi con l'amico, col compagno di pullman, col collega stonato dell'università, e stop. Ma non siamo qui a pettinare le bambole e poi basta con questa nostalgia, me la porto dietro da troppo tempo. Il punto è questo: siamo ciò che abbiamo scelto di prendere dagli altri, i quali a loro volta sono ciò che hanno preso da altri ancora. Siamo piante dalle radici intrecciate e siamo ciò che leggiamo, vediamo, ascoltiamo. Nessuno riesce a pensare qualcosa di totalmente proprio. Certo, una cosa la penso: ho bisogno di dormire. Però pensateci, almeno non mi sembra di star filosofeggiando da sola.

p.s. qualche inspirational pic per queste giornate un po' così. La vera e propria inspirational board di settembre arriverà a breve.

 

 




 


E' necessario vivere
bisogna scrivere
all'infinito tendere
ricordati Baudelaire.

- Baustelle, Baudelaire       

lunedì 8 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Three songs



Sto per andare a nanna (e sarebbe anche ora) ma prima voglio lasciarvi le tre canzoni che stanno accompagnando questo mio settembre e che sento il bisogno di condividere con qualcuno. Sono accomunate da un suono sensuale, sinuoso che ben si abbina alla mia lettura del momento: Le vergini delle rocce di d'Annunzio. Buon ascolto e...buona notte!

p.s. il mio Waiting room sta partecipando a un concorso su feisbuc. Vi va di lasciare un like qui?



Adoro questa canzone e adoro lei. Non è un caso se a un certo punto del cammin di mia vita ho deciso di farmi rossa.



Video inquietante ma canzone meravigliosa.



Quante storie mi ha ispirato questa canzone! Imperdibile.
venerdì 5 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

No one's ever gonna love you more than I do




Buongiorno. Parto subito con un video (vecchiotto) pubblicato su Rookie e da me prontamente rubato. Credo sia la più bella versione in circolazione nonché una delle migliori canzoni dei Band of Horses. No one's ever gonna love you more than I do, no one...




E intanto è ufficiosamente arrivato l'autunno. Oggi pioveva sui tavolini del mio bar preferito ma ho chiesto a Pino di trovarmi un posto all'asciutto e così è stato. Io e D'Annunzio seduti in un angolo a parlare di Massimilla, Violante e Anatolia, ma la mia preferita resta sempre e comunque Violante. Lei è l'unica delle tre vergini delle rocce ad avere una vera e propria carica erotica, con quei capelli che le premono sul capo come una corona e le viole appena raccolte che le circondano i fianchi. 

Tutto in lei esprime, tutto in lei è segno. Le sue linee parlano un linguaggio che renderebbe simile a un dio colui che ne comprendesse la verità eterna; e i suoi minimi moti producono nei confini del suo corpo una musica infinita come quella dei cieli notturni.
                 (p. 10)

Ed ecco un altro pezzo per tenervi compagnia in questa giornata di settembre che ancora non ho capito se sia fresca o meno: non faccio altro che mettere il cardigan, togliere il cardigan, rimettere il cardigan...

Ten silver saxes, a bass with a bow The drummer relaxes and waits between shows For his cinnamon girl.


giovedì 4 settembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

E poi, come in un'eco, rispondiamo

Buongiorno. Sono le undici e trenta, ho finito adesso di lavorare e sono già in pullman verso Bari (watch the bus-selfie below). Mi servono qualche altra foto per il mio prossimo articolo su Barinedita e un paio di ballerine blu scuro. Viaggio con D'Annunzio e le sue vergini delle rocce e ogni tot di pagine appunto qualcosa sulla mia agendina di fiducia, quella con la mia sosia in copertina. Questo pomeriggio pubblicherò due delle mie ultime recensioni su richiesta, stay tuned. Ad aprile tornerò a Dublino, è deciso. Una birra a Temple Bar, il mercatino di libri usati, una foto sul Liffey, un panino da Panem. Voglio trascorrere una notte intera per le strade solo per poi prendere il primo treno per Howth e vedere l'alba sul mare. Perché ci sono posti che non fanno altro che chiamare, chiamare, chiamare. E infine noi, come in un'eco, saliamo su un aereo e rispondiamo.