domenica 2 novembre 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Paris calling

In questo periodo sono fortemente in fissa con tutto ciò che evoca Parigi, i roaring twenties, i bar, i caffè letterari, i rapporti tra scrittori... Non ho in mente una storia in particolare (anche perché sto già scrivendo due romanzi contemporaneamente e no, grazie, per il terzo facciamo che rimandiamo, neh?) ma ho questo "contesto" tra le mani. Ho anche un personaggio, in realtà. Una donna non più giovanissima che conosce il francese e trascorre le sue giornate scrivendo e leggendo Hemingway nei bar. Ecco, Hemingway è un'altra di quelle cose che mi sono esplose dentro nell'ultimo periodo. Sto leggendo Festa mobile che è un libro meraviglioso principalmente perché non è un vero libro. E' un po' il Finnegan's wake hemingwayano, ecco, ma in versione autobiografica. Credo che non ci sia niente di più affascinante dei diari, delle lettere e delle memorie di uno scrittore o di un artista in generale. Amo immergermi nella corrispondenza di d'Annunzio e della Duse o in quella di Moravia e della Morante. I diari di Sylvia Plath, l'amore distruttivo per suo marito, la follia. Leopardi e Giordani. E poi Festa mobile che già dal titolo è poesia purissima. Definire una città come fosse una festa mobile!
Geniale. Ripercorrere tra le pagine gli incontri e le amicizie con Ezra Pound, Gertrude Stein, James Joyce, Scott Fitzgerald e molti altri. Parigi com'era molto tempo prima che io e molti di voi nascessimo. E' un libro meraviglioso al quale sto accostando la lettura dei Quarantanove racconti perché credo che sì, Hemingway era un romanziere, ma era soprattutto il maestro delle storie brevi. E' nella brevità che si vede tutto il genio di uno scrittore, mi disse una volta un tipo un po' strano col quale sono uscita tre volte. Lui parlava di Pacheco, ma il senso è lo stesso. A Parigi sono stata una volta soltanto, nel 2010, in gita scolastica. Diciassette anni e dieci mesi, un fidanzato storico che partì con me e il vulcano che eruttava in Islanda. Non potemmo raggiungere Parigi con l'aereo proprio per questo motivo e, colmi di pazienza e speranza, percorremmo la distanza Bari-Parigi in pullman. In pullman. Da Bari. Sorvoliamo sulla modalità "viaggio-della-speranza" alla quale si aggiunsero l'albergo horror-style di Aosta dove trascorremmo una notte e il ketchup scaduto da tre anni. Di Parigi ricordo la scala a chiocciola dell'Arc de Triomphe e quanto cavolo girava la testa mentre si scendeva. La Tour Eiffel perché non ci sono andata. Il ristorante dove ogni sera mangiavamo divinamente e poco altro. Si sa, delle gite scolastiche si ricordano sempre le cose più dimenticabili. Sono andata a frugare nei reperti archeologici delle mie foto su feisbuc e ho trovato queste. Mi riconoscete? In tutta quella bolgia ci sono io, solo con i capelli che dio mi ha dato e che ho corretto negli anni col mio attuale rossocataldi.

 

ma soprattutto...QUESTA!


Realizzo soltanto adesso che indosso ancora questo giubbotto. Dopo quattro, lunghissimi anni. Cavolo, sono proprio monotona (ma almeno ho sostituito quello schifo di macchina fotografica con Shaunee, la mia amata Fuji. E sì, do i nomi alle cose)

Tutto questo solo per dirvi che no, di Parigi non ricordo niente. Vorrei tornarci anche solo per ripercorrere l'itinerario di Hemingway in Festa mobile e passare da Shakespeare & Co., quella meravigliosa libreria storica nella quale puoi anche vivere se solo ti impegni a lavorare lì durante il giorno e a lasciare una tua autobiografia con foto. Ne ha parlato (meravigliosamente) Molly Dektar nel suo diario fotografico per Rookie. Qui alcune foto (naturalmente il copyright appartiene a Rookie. Seguite il link per leggere il post completo perché ne vale veramente la pena):





Sto pensando seriamente di buttare tante di quelle scartoffie che infestano la mia stanza per ritagliarmi davvero il mio angolino Paris-caffè-libri-VecchiaOlivettiDiMioPadre-MaxiMegaManifestoDiEffettoNotteComeACasaDiEzraFitz. Per farvi capire ciò di cui sto parlando:

 



Tra l'altro Effetto notte (François Truffaut) è una magistrale poesia d'amore dedicata al Cinema. Magistrale. E adesso che vi ho tediato per così tanto tempo posso anche andare a lavarmi i capelli e a mettere lo smalto sulle unghie perché a volte, soltanto a volte, tento di farmi carina anch'io. Che bello non parlare sempre delle stesse cose, qui. Che bello ricordarmi di me, una volta ogni tanto.











2 commenti:

La Pagina dello Scrittore ha detto...

Mi mancava leggerti, anche se "Il fiume scorre in te" sta conquistando le mie sere. Ma qui si parla di te :)
(Mary)

Valeria Ricci ha detto...

Ciao Bianca :) ho deciso di nominare il tuo blog per il Liebester Award, fai un salto sul mio Scrittoio per conoscere i dettagli :) http://loscrittoiosegreto.blogspot.it/

Posta un commento