giovedì 14 novembre 2013 | By: Bianca Rita Cataldi

sad beautiful tragic.



E' una di quelle giornate da video musicali tamarri (questo, in particolar modo) e krapfen alla crema - sorvoliamo sull'esercitazione di linguistica generale di questo pomeriggio. Leggere Eugenides mi apre il cuore, sarà perché era troppo tempo che leggevo soltanto emergenti o sarà perché i libri, l'ho sempre pensato, ti chiamano quand'è il momento giusto. E questo è il momento delle vergini suicide, dei loro capelli biondi e i braccialetti tintinnanti, del sorriso smagliante di Trip e dell'odore di sigarette di Lux. Adoro le fotografie finto-vintage, quelle dai colori tenui e il bordo sfumato, bruciato quasi. E' uno dei motivi per i quali amo Il giardino delle vergini suicide, il bel film che Sofia Coppola ha tratto dal libro di Eugenides. E' un album di fotografie, la pellicola. Uno di quegli album che mi piacciono tanto.





C'è qualcosa di macabro e affascinante, nel romanzo come nel film. Credo si tratti dell'equilibrio precario tra innocenza e tensione erotica, infanzia ed età adulta. Sad beautiful tragic era il titolo di una splendida canzone di Taylor Swift ma è anche la triade perfetta per descrivere le sorelle Larson. E' inquietante, la freddezza calcolata delle loro azioni, così come lo è l'ironia affilata della voce narrante (nel libro). Credo esistano poche letture altrettanto affascinanti in modo così insolito e oserei dire morboso. Mi accingo a scriverne una recensione per Leggere a Colori: stay tuned. Intanto, mi accontento di divorare pagine e krapfen alla crema tra gli assi di variazione linguistica e la pioggia-sole di questi giorni. Mi sento stranamente felice. Di cosa, poi, non so dire.


p.s. Sto scrivendo pagine nuove. Molto nuove. Ho qualcosa come delle scosse che mi attraversano i capelli neanche fossero cavi elettrici. E' un buon segno, questo. E' il rumore che fa una storia quando spicca il volo.





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