domenica 27 aprile 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Recensione di Come vento ribelle di Francesca Prandina


in uscita per Butterfly Edizioni


Nevada, 1858. In una casa modesta e decisamente distante dal lusso dell'appartamento di Boston nel quale ha trascorso la giovinezza, Marie vive con i suoi figli Sabrina, Jonathan e Robert. Suo marito è ufficiale dei Federati, il signor Beker, e presto dovrà partire per il Forte con i suoi due figli maschi. Marie sopporta a malapena quella vita di frontiera fatta di polvere, confusione e tè scadente. Pensa con bruciante rimpianto ai pomeriggi nei salotti, alle sue amiche, a quell'universo mondano al quale il matrimonio l'ha strappata. E' per questo che, non appena viene a sapere della malattia di sua madre, decide di preparare i bagagli e tornare a casa, nella sua Boston, con la scusa di accudirla. A quel punto, che fare della ribelle e impertinente Sabrina? Agli occhi della ragazza si aprono due strade: frequentare un collegio femminile gestito da suore o seguire il padre e i fratelli al Forte. Spaventata dalle costrizioni e dalla gabbia di regole del mondo collegiale, Sabrina supplica il padre di portarla con sé. Accontentata, la giovane si ambienta ben presto nella realtà militare: impara a cavalcare, passeggia in riva al lago, scappa dal Forte ogni volta che può per recarsi in città e spiare l'amante di suo fratello Jonathan e intrattenersi con ragazze poco raccomandabili delle quali soltanto lei è in grado di cogliere e apprezzare la bontà. Tuttavia, il mondo di Sabrina sta per crollare. Una sera, sulla via del ritorno al Forte dopo una  delle sue gite in città, la ragazza s'imbatte in un gruppo di Confederati. I soldati, nel buio, la scambiano per un giovane uomo che, per di più, indossa la divisa dell'esercito nemico. Immediatamente, il gruppo si lancia al suo inseguimento. Sabrina, giovane e inesperta d'armi, non riesce a difendersi fino in fondo e viene catturata. Ha iniziò così una lunga serie di peripezie che vedrà la nostra protagonista lottare con tutte le sue forze, pronta a tutto, anche ad arruolarsi, pur di difendere se stessa e, indirettamente, il nome stesso di donna.

Come vento ribelle è uno di quei romanzi che, pur non essendo affatto brevi, si lasciano leggere in pochissimo tempo. Le pagine si rincorrono l'una dopo l'altra come inseguite da quel "vento ribelle" che altro non è se non metafora dell'anelito alla libertà che costituisce il cuore del romanzo. Sabrina è un personaggio grandioso, reso in tutte le sue sfaccettature, ben congegnato e studiato. Leggendo questo libro, saltano subito all'occhio la dovizia di particolari, l'accuratezza, la precisione della resa storica che derivano da uno studio approfondito della storia americana della seconda metà dell'Ottocento. Francesca Prandina è bravissima nel veicolare informazioni storiche attraverso la piacevolezza di una prosa scorrevole e avvincente. Non può che venirmi in mente la celebre metafora di Lucrezio e Tasso: il bicchiere della medicina che viene bordato di zucchero o miele affinché il malato, ingannato dalla dolcezza iniziale, possa bere tutto ciò che esso contiene e guarire. E' questo, infatti, il senso profondo di ogni romanzo storico degno di tale nome. 
I personaggi sono ben pensati, definiti, funzionali allo svolgimento del romanzo. Jonathan, irrequieto e imprevedibile, è il fratello più simile a Sabrina e, proprio per questo motivo, è quello col quale è più difficile instaurare un rapporto genuino. Robert, al contrario, è il "fratello buono", quello che ascolta e comprende, che intercede per Sabrina presso il padre severo. Le dinamiche familiari sono rese perfettamente, dai rapporti tra fratelli alla sottile differenza tra l'affetto che lega il padre ai figli maschi e quello che lo lega all'unica figlia. Interessante è anche la figura della madre di Sabrina, una donna che ha abbandonato figli e marito per ritornare alla comoda vita di Boston e, per di più, l'ha fatto con vigliaccheria, nascondendosi dietro la scusa della madre ammalata. Tuttavia, il lettore non può condannarla del tutto ed è portato, alla fine del romanzo, all'accettazione dei suoi limiti, derivanti dall'educazione ricevuta e dalle delusioni e frustrazioni accumulate negli anni del matrimonio.
Consiglio questo romanzo non soltanto a chi ama i romanzi storici, ma anche a chi vuole approfondire le proprie conoscenze sulla storia americana di quegli anni senza (o non solo) doversi affaticare su ostici saggi storici. La prosa di Francesca Prandina cattura il lettore tra le pagine, gli mostra un mondo dimenticato e lo restituisce alla realtà con un profondo senso di commozione e con la curiosità di approfondire le proprie conoscenze storiche. E credo che questo sia l'obiettivo più alto che uno scrittore possa raggiungere.


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