mercoledì 27 febbraio 2013 | By: Bianca Rita Cataldi

a intermittenza.


Ieri ho capito di essere una lampadina. o meglio, una "serie", come quelle che si mettono sull'albero di natale a natale. mi accendo e spengo a momenti alterni. sono un fuoco di paglia che dà tutto ciò che può e poi, improvvisamente, non vuol dare più nulla, non risponde al telefono, evita gli amici, si chiude in casa. Spegnermi è terribile. Improvvisamente non so più qual è il libro giusto da leggere, e non so quale telefilm seguire, così inizio a leggere tutto - un po' qui e un po' lì - e a vedere tutto - un po' qui e un po' lì, ed è così che mi ritrovo a leggere Anna Karenina mentre con la coda dell'occhio guardo 90210 mentre con la coda dell'orecchio ascolto Purple rain per intero. ché poi, potrei trascorrere la vita ballando sulle canzoni dei Prince. e mi sento triste, alla fine. mi sento triste perché sono una lampadina, perché mi spengo mentre gli altri sono accesi, e quando mi accendo sono più accesa di loro e poi devo necessariamente spegnermi, perché a un certo punto non ce la faccio più. Non riesco a dosare la mia energia né negli affetti, né nel mio cammino formativo/culturale. Do tutto, poi più niente, poi di nuovo tutto, poi più niente. On-off, on-off, on-off. ma forse è giusto così. forse devono esistere, le persone-lampadine, per equilibrare un mondo fatto di gente sempre accesa o di gente sempre spenta. forse noi lampadine siamo la via di mezzo. chi lo sa. ciò che so è che mi ama. mi ama così come sono. e quando ci penso mi accendo, sempiterna lampadina, e scusami se ogni tanto piango al telefono, è che forse sono un po' isterica, avrai pazienza? e una vocina, piccola piccola, dentro il mio accendermi, mi dice che sì, l'avrai, luce mia.

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