giovedì 28 febbraio 2013 | By: Bianca Rita Cataldi

Giorni di punes rosse - quasi un racconto.


Quella mattina, Stella si svegliò libera. Le capitava raramente, di svegliarsi con quella sensazione, e quando succedeva bisognava approfittarne. Si svegliò e seppe che stava arrivano la primavera, se la sentì sulla pelle prima ancora di aprire la finestra e vedere il sole. Ché poi, non è che Stella amasse veramente le primavere. Amava il loro avvicinarsi, piuttosto, quella stagione incerta che non era più inverno, quella stagione di mezzo che conoscono solo gli alberi di pesco, i primi a fiorire. Quel giorno, dunque, Stella si svegliò con una di quelle mezze stagioni nel cuore.


Improvvisamente fu presa dall'euforia di esistere, di fare colazione con pane e nutella come nella pubblicità e di andare a studiare su una panchina assolata. L'esame si avvicinava ma quello non era giorno da sprecare ripetendo tristemente a voce alta, chiusa nella sua stanza, stando seduta alla solita scrivania sepolta dai libri. Era il giorno giusto per sedersi sulla panchina della stazione, accendersi una sigaretta e leggere la tragicomica vita di Cicerone come fosse uno young adult appena importato dall'America: qualcosa di scorrevole e poco impegnativo. Così uscì, Stella, in quel giorno di quasi primavera. Non le importava di dare l'esame nel giorno che aveva deciso, né le importava delle domande che gli altri colleghi le avrebbero rivolto. 

Seduta su quella panchina, sentì che la sua massima aspirazione nella vita era ballare per sempre sulle note dei Prince. Fumò tantissimo e le nuvolette che le uscivano dalle labbra le sembrarono i fiori di cotone che non aveva visto mai. Quando tornò a casa, la bustina di tabacco era più leggera di quand'era uscita, e lo era un po' anche la sua testa, che le sembrava stesse fluttuando al di sopra del suo collo come un palloncino ad elio.

Quel giorno telefonò a tutti i suoi amici, organizzò serate alle quali si sarebbe dimenticata di partecipare, si truccò le labbra per gioco e disegnò su un post-it il tatuaggio che avrebbe voluto dietro il collo. Si addormentò, quella notte, canticchiando Venus in furs con la sua voce più sexy nel repertorio delle voci più sexy.

Il giorno dopo tornò l'inverno, e c'era il sole ma non era come quello del giorno prima. Stella sedette alla sua scrivania e mandò a memoria l'elenco in ordine cronologico delle opere di Cicerone, che dimenticò un'ora dopo guardando la terza stagione di Una mamma per amica. E si rese conto che non siamo vivi tutti i giorni allo stesso modo, e che ci sono giorni in cui siamo al mondo più che negli altri. Forse, avendo un planisfero o qualcosa del genere, potremmo fissare con una punes rossa tutte le persone che in quel giorno sono più vive delle altre. Quello è il loro giorno. Quella è la loro vita quando si ricordano di esserci.




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