martedì 9 luglio 2013 | By: Bianca Rita Cataldi

"Goddess" di Josephine Angelini - Recensione.


Goddess - Il destino della dea

Josephine Angelini

Terzo ed ultimo volume della serie Awakening

Giunti Y


Dove eravamo rimasti: Helen, nipote del dio degli Inferi Ade, è stata costretta con un inganno, insieme ad Orion e Lucas, a liberare tutti gli dei dell'Olimpo. Adesso, i tre ragazzi sono diventati fratelli di sangue ed Helen ha visto confluire in sé parte dei poteri degli altri due discendenti. Divenuta potentissima, suscita i timori non soltanto degli dei ma anche della famiglia Delos: è dunque lei il Tiranno che la Profezia aveva annunciato? E' proprio lei la creatura "nata in cattività" che le Furie volevano fosse uccisa prima che conquistasse tutti i suoi poteri? A confermare il dubbio arrivano gli incubi che infestano le notti di Helen e che giungono da un passato lontano, da tutte le vite che ha vissuto al fianco di Lucas attraverso i secoli. Ma se i due sono stati amanti per così tanto tempo, allora perché solamente in questa vita presente sono cugini e non possono amarsi? E cosa sta tramando Daphne, inquietante discendente tanto egoista quanto fragile? Sarà la guerra a portare con sé le risposte che Helen e gli altri discendenti stanno cercando. Una guerra terribile: quella tra gli dei e i semidei. Il ciclo che si ripete, ancora. Come a Troia.

Inizio col dire che quest'ultimo capitolo della saga Awakening è stato esattamente come speravo: appassionante e mai banale. Temevo la banalità come la peste (sarà per la brutta esperienza con la Meyer?) e pregavo che l'Angelini non mi deludesse, e fortunatamente è andata come volevo. Ho apprezzato moltissimo questo libro che, tra l'altro, mi ha fatto ripassare gran parte del programma di letteratura greca dell'anno scorso! Ecco, questo è forse il più grande pregio dell'Angelini: il saper rimodellare la cultura classica per renderla accessibile a tutti i lettori del nostro tempo come se Omero (o chi per lui) avesse scritto solo adesso la sua Iliade. Per di più, ho avuto l'incredibile fortuna di ricevere questo libro subito dopo aver terminato la lettura del poema omerico, il che mi ha reso non solo iper-preparata allo schema dei personaggi e all'intreccio ma mi ha anche predisposto favorevolmente. 

Altro punto di forza di Goddess (e della trilogia intera) è l'approfondimento psicologico dei personaggi. Il più riuscito è sicuramente quello di Daphne, madre egoista e...beh sì, spietata. La bravura dell'autrice sta, tuttavia, nell'aver dipinto tutte le sfumature del suo carattere in modo tale che il lettore, fino all'ultimo, non fosse in grado di inquadrare questo personaggio né nella schiera dei buoni né in quella dei cattivi. Lo stesso, tra l'altro, si potrebbe dire di Helen: è davvero così perfetta, questa dea dai capelli d'oro? O forse custodisce in sé lo stesso germe d'egoismo che caratterizza sua madre? Nessun personaggio, in questa trilogia, è completamente buono o completamente cattivo. Non sempre "essere buoni e generosi" è una garanzia di salvezza - la teoria del Good heart di Dickens è vecchia di due secoli, dopotutto. Ho apprezzato l'inevitabile rispecchiarsi, nel romanzo, delle inquietudini del nostro tempo, nonché della fragilità che caratterizza da sempre l'animo umano. Il personaggio che mi mancherà di più? Forse proprio Hector, cuore grande e pettorali da paura, perché è forse l'unico discendente veramente genuino. Tutti gli altri, da Lucas a Orion a Helen, hanno quel pizzico di "cattiveria" - passatemi l'iperbole - che, pur danneggiandoli nella loro immagine di eroi, li rende tuttavia più vicini a noi lettori, al nostro mondo pieno di difetti. Un mondo che Helen ha deciso di salvare ad ogni costo. Un mondo che ha preferito a tutti gli altri mondi che avrebbe potuto creare con i suoi poteri perché, come diceva qualcuno, casa è dove è la famiglia. E proprio il valore della famiglia,  insieme a quello dell'amicizia, è il vero protagonista della trilogia. 

Il mio giudizio finale sulla serie? Devo ammettere di aver preferito, su tutti, il primo volume: si sa, il primo amore non si scorda mai. Consiglio vivamente questa trilogia sia ai lettori grandicelli che ai più giovani: per questi ultimi, in particolar modo, il vantaggio è duplice! Miscere utile dulci, diceva Orazio, e allora perché non utilizzare una lettura appassionante come questa per rispolverare le radici della nostra cultura? 

voto: ****/5





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