martedì 28 gennaio 2014 | By: Bianca Rita Cataldi

Recensione di Felicità nuda di Maria Cristina Petrucci


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Il romanzo si apre sulla vita sorridente e serena di una bambina, Virginia, che ama leggere e osservare la gente, scavare nell'apparenza, trovare la verità che si nasconde in ogni persona. Pervasa da un'innocente gioia di vivere, Virginia cresce continuando a brillare di luce propria, concedendo il proprio sostegno agli amici più cari, frequentando la parrocchia e dedicando il suo tempo libero all'anziana Delfina, la donna che le ha insegnato i trucchi segreti del bicarbonato, della pasta fatta in casa e di tante altre ricchezze della tradizione. Ormai adolescente, Virginia sperimenta la forza travolgente del primo amore. Il destinatario privilegiato di questo sentimento è Giorgio, amico del suo migliore amico. Giorgio è un ragazzo cupo, pessimista, piegato dalla forza degli eventi che, seppur sia tanto giovane, ha dovuto attraversare nel corso della sua vita. Virginia s'innamora di lui, della luce che solo lei riesce a scorgere nel buio, ma il suo amore non basterà a salvare un'anima ormai corrotta e Giorgio l'abbandonerà, poco tempo dopo averle strappato la sua prima volta. La ragazza, abituata alla purezza e alla serenità con le quali è cresciuta, precipita nell'abisso. Risollevatasi, riprenderà il suo percorso sulla strada della vita e capirà, esperienza dopo esperienza, che il dolore è una componente fondamentale dell'esistenza di ogni uomo e che sta a noi, al nostro impegno, ritrovare la direzione giusta per la felicità.

Felicità nuda è un romanzo semplice e pulito che ha il sapore della genuinità e dei valori che la società contemporanea tende a dimenticare: l'amicizia, la famiglia, il rispetto per gli anziani e per quella tradizione nella quale affondano le nostre radici. La Petrucci ha una scrittura priva di fronzoli che permette di entrare nel vivo della vicenda e di immedesimarsi con Virginia che, a differenza delle eroine stilizzate che spesso capita di incontrare, è umana a tutti gli effetti e, in quanto tale, commette errori. Il trucco sta nel rialzarsi, nel non abbattersi, nel trovare in ogni situazione la strada da seguire - o da inventare, se non c'è. Il romanzo trasmette molti input di riflessione e il più importante riguarda proprio la felicità la quale, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non è qualcosa di statico, perfetto e irraggiungibile. La felicità è da ricercare nelle piccole bellezze quotidiane, nella nudità della vita così come la conosciamo, con le sue discese e le sue risalite. Perché la perfezione, diceva qualcuno, non è di questo mondo e, aggiungo io, non fa di certo la felicità. 
Interessante è anche il modo col quale l'autrice ha delineato le relazioni tra la protagonista e i suoi amici. Questi ultimi, infatti, non sempre riescono a stare al fianco di Virginia, a sostenerla, ad accettarla così com'è, anche quando ha ormai perduto la luce che le brillava negli occhi. E' qui evidente, infatti, la linea di demarcazione che separa la vera amicizia, quella che non viene mai meno, dall'amicizia di comodo che si ferma alla prima difficoltà, alla prima lacrima, al primo "sei cambiata".
Punto chiave del romanzo, infine, è il momento in cui Virginia si rende conto che, per poter amare gli altri, è necessario innanzitutto amare se stessi: dare tutto incondizionatamente e non ricevere nulla in cambio è soltanto un modo come un altro per annientarsi, dimenticarsi di sé, lasciarsi prosciugare. L'amore, però, non è questo. L'amore è condivisione di vite e non fusione totale, è il rispettarsi e non l'alienarsi per il bene dell'altro. Perché bisogna amare se stessi come si amano gli altri, e mai meno.
Maria Cristina Petrucci, classe 1977, è un'autrice emergente dalla grande sensibilità e il suo romanzo è una boccata d'aria fresca, un'iniezione di coraggio e di speranza. Questo è un libro il cui messaggio va interiorizzato e fatto proprio e, successivamente, diffuso. Un libro che consiglio a tutti coloro che vogliono scoprire una nuova, talentuosa, autrice emergente che sta conquistando, fatica dopo fatica, lo spazio che merita nel panorama editoriale. 

2 commenti:

Chiamaka Abasilim ha detto...

This book review brought tears to my eyes. It's true that life isn't perfect and to truly be happy and in love one must learn to pick herself up after a fall and love yourself as much as you love other not less.

http://thinkworkandgo.blogspot.com/

Bianca Rita Cataldi ha detto...

It's right. Even Jesus has said it: no one can love someone else if he doesn't love himself in the first place.

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