mercoledì 14 novembre 2012 | By: Bianca Rita Cataldi

Gli zombi non piangono - Recensione.

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Siamo alla Barracuda Bay, la scuola superiore frequentata da Maddy e dalla sua migliore amica Hazel. Ci troviamo nel bel mezzo di un tradizionale romanzo americano per adolescenti, penserete voi quando avrete letto solamente le prime pagine: il ballo scolastico che si avvicina, il più bello della scuola, Stamp, che chiede a Maddy di uscire...insomma, tutto normale. Ma niente è ciò che sembra. Chi sono, infatti, i due mostri della classe di economia domestica, Scheletro e Dahlia, che coi loro occhi gialli e la loro pelle grigiastra terrorizzano tutta la scuola? E perché, nell'arco di un anno, sono morte tre ragazze, tutte e tre ex-frequentanti "l'ora maledetta" di economia domestica? Sono queste le domande che Maddy si pone poco prima di essere colpita da un fulmine e di scoprire di avere, ormai, gli occhi gialli come quelli di Scheletro, il corpo rigido e il battito del cuore assolutamente, rigorosamente...fermo.

Rusty Fischer mi fa un po' tenerezza. Me lo immagino seduto alla sua scrivania, questo prof in pensione, che ghigna solo soletto e si diverte mentre mette su un romanzo che è un po' comico un po' involontariamente tragico. Comico perché Maddy - bisogna ammetterlo - è simpatica, e tragico perché, che lo si voglia o no, non si può prescindere dal necessario dolore che tutte le morti della Barracuda Bay provocano. E poi, c'è molto da dire sui personaggi: prendiamo Stamp, per esempio. Stamp non è affatto il ragazzo perfetto che ci si potrebbe aspettare: è sostanzialmente idiota, a mio parere, e superficiale. Personalmente, preferisco di gran lunga Dane, con le sue occhiaie e tutto il resto. E Hazel! Odiosa, questa migliore amica che amica non è e che infine - ringraziamo il cielo - se la prende in quel posto e diventa zombi come Maddy. Fossi stata nell'autore, avrei probabilmente cercato di approfondire l'aspetto della "società degli zombi", spiegando un po' meglio chi sono gli Anziani e così via. Altro difettuccio: il voler divertire a tutti i costi. Rusty, diciamo la verità, ha una simpatia un po' vintage, la stessa simpatia del professore che dice "e che cavolo" e poi ride e s'imbarazza tutto, un po' così. Forse andava scritto meglio, ecco. Tuttavia, è un libro che consiglio soprattutto ai più giovani e a chi vuole regalarsi qualche ora zombicamente piacevole.

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