sabato 21 dicembre 2013 | By: Bianca Rita Cataldi

Antenna-mood.



Sono nervosa, stamattina. Sarà perché sto recensendo un libro che mi sta profondamente sulle palle (eh no, non vi dico quale) di un autore che mi sta profondamente sulle palle, sarà che mi sono svegliata con un ciuffo della frangetta completamente all'insù in antenna-mood, sarà che mi sono alzata troppo tardi (alle nove. tardissimo) ma insomma, sono incazzata nera. Col mondo. Con l'antenna nella mia frangetta. Per la cronaca, sono ancora in pigiama e devo lavarmi i denti. Comunque. Ieri ho avuto il piacere di ascoltare i trentacinque minuti di intervento di Tavi Gevinson al festival degli scrittori di Melbourne. Ecco, Tavi è una di quelle persone per le quali nutro un'ammirazione incondizionata (e ha solo diciassette anni!). E' un genio, a mio parere, nonché una di quelle artiste a tutto tondo che non si sono mai montate la testa ed è davvero un piacere ascoltarla per trenta minuti perché è divertente, simpatica, poco truccata e ha una semplicissima camicia bianca. Adorabile, sul serio.




Inoltre, ieri sono andata all'ipermercato. Dite voi, checcefrega. Non lo so. Comunque, ho fatto incetta di Baiocchi e di agendine a un euro e novantanove (viste da lontano sono identiche alle Moleskine solo che non sono Moleskine ma chissenefrega che non sono Moleskine, no?). Una nera, una azzurra, una rosso corallo. Per un totale che si aggira intorno ai cinque euro - praticamente il prezzo di una ventina di pagine Moleskine strappate malamente e buttate in faccia, toh, ti faccio l'elemosina. Le code interminabili alla Feltrinelli per comprare un libro di John Cheever che ha già l'orecchietta sulla copertina. Fumare nell'area ristoro mentre tua sorella urla da qualche parte dentro il tuo cellulare ma almeno puoi stare tranquilla: stavolta non ce l'ha con te. Mi vai a vedere quanto costa la rosa di Swarovsky? Centoquarantanove euro, costa. Me l'ha detto la commessa, e poi mi ha squadrata con quella faccia da "ma dove l'hai comprato quel cappellino col pon-pon?" e io le ho detto "Guardi, non è per me, la rosa di Swarovsky. E' per mia sorella.". Figurarsi. Io li rompo, i soprammobili, figuriamoci se spendo un capitale per qualcosa che urterò col gomito il prima possibile. Ma poi, si scriverà proprio così, Swarovsky?

 Trascorrerò il Natale con Anna Karenina, ho deciso. Ci siederemo una di fronte all'altra e io le dirò: vuoi un tè?, e lei mi dirà: a mezzanotte?, e io le dirò: allora ti faccio un caffè. E guarderò la mini-processione con Gesù Bambino in ogni stanza della casa, e Tu scendi dalle stelle, e tutte quelle cose che si ripeterebbero identiche ogni anno se non fosse che ogni anno c'è qualche persona in meno. E l'anno prossimo, si spera, quella persona in meno sarò io. No, non voglio morire. Voglio andare a Dublino a bere birra al pub della stazione di Howth, la notte di Natale. Sempre meglio che Anna Karenina, con tutto il rispetto.

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