giovedì 12 aprile 2012 | By: Bianca Rita Cataldi

Mi chiamo Chuck - Recensione.

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Chuck ha diciassette anni, frequenta il liceo e vive un po' ai margini: mai avuta una ragazza né una comitiva. In compenso, ha uno splendido rapporto con il suo migliore amico e una serie infinita di piccole manie che gli tengono compagnia: ad esempio, Chuck ha bisogno di controllare le piastre della cucina moltissime volte prima di andare a dormire, per il terrore che la casa prenda fuoco durante la notte. Ma non è sufficiente: si lava continuamente le mani per paura di germi e conseguenti malattie; gira la rotella dell'armadietto scolastico almeno quattordici volte per assicurarsi dell'avvenuta chiusura e colleziona Converse. In realtà, la questione delle Converse è molto più complessa di ciò che sembra: ogni giorno, Chuck sceglie il colore delle sue amate scarpe a seconda dell'umore. Il suo, dunque, è un vero e proprio "sistema". Tutto procede alla grande fino a quando il nostro protagonista, incuriosito dal suo stesso modo di fare, non si lascia andare a qualche ricerca sul web ed è proprio così che scopre, grazie a Wikipedia, di essere affetto da disturbo ossessivo-compulsivo. Nello stesso periodo, inoltre, Chuck conosce la ragazza dei suoi sogni: si tratta di Amy, la sua nuova e bellissima compagna di classe. Tuttavia, sarà proprio il rapporto con lei a portare alla luce tutte le conseguenze disastrose del problema di Chuck, sino a spingerlo alle sedute con una stramba psicoterapeuta e ad una lunga, estenuante, battaglia interiore...


Davvero molto carino e divertente, questo romanzo di Aaron Karo! Confesso che il primo capitolo mi aveva lasciata un po' interdetta, con tutto quel parlare del "conto delle pippe": tuttavia, il nostro autore sa conquistare in fretta l'entusiasmo del lettore. Chuck è un tipetto davvero simpatico che, sotto sotto, fa anche un po' pena. Il protagonista, infatti, altro non è se non il prototipo dello "sfigato medio", colui che non ha mai avuto una ragazza e che, per di più, si complica la vita con delle manie a dir poco ridicole. E se da un lato il lettore ride e si diverte inseguendo Chuck nelle sue quotidiane peripezie, dall'altro si dispiace, si rattrista e avverte il bisogno di aiutarlo a riprendersi, a riconquistare la sua vita e ad andare avanti. Infatti, al di là del linguaggio spassoso di Karo, ci ritroviamo dinanzi ad un vero e proprio dramma: quello di un adolescente che non è in grado di prendere in mano le redini della sua vita, che ha paura di tutto e che preferisce nascondersi dietro le sue fissazioni per evitare di affrontare il mondo così com'è, con i suoi spigoli e le sue insidie. Tanto di cappello ad Aaron Karo, dunque, per aver messo in scena un dramma così comune ai giorni nostri, e per averlo saputo rivestire di ironia e della giusta dose di malizia.

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