lunedì 14 settembre 2015 | By: Bianca Rita Cataldi

Il tempo è un serpente che si morde la coda




Pensavo: la fonte di ogni nostro dolore è la consapevolezza che il tempo passa e non ritorna. Non è un mio pensiero, in realtà, ma piuttosto una constatazione che attraversa secoli di storia letteraria e artistica in generale. Penso a Proust e alle sue tazze di tè, alla ricerca del tempo perduto, al tempo ritrovato. Penso a Kate Atkinson e al suo Vita dopo vita, un libro geniale che in Italia non ha avuto chissà quale successo (figuriamoci! Basti pensare a quanto abbiamo ignorato Marisha Pessl!) ma che è stato eletto libro dell'anno sia da Goodreads che dal New York Times. Kate Atkinson costruisce un romanzo complicatissimo eppure semplice nell'idea di fondo: il tempo è un serpente che si morde la coda e noi riviviamo sempre la stessa vita fino a renderla perfetta. Dunque leggiamo di Ursula che viene violentata e condannata a vivere una vita intera nel trauma, e nel capitolo successivo leggiamo di Ursula che riesce a liberarsi del suo aggressore, cambiando totalmente il resto della sua esistenza. In questo modo, in una sorta di Sliding Doors versione Upgrade (senza Gwyneth Paltrow), Kate ci spiega che il tempo, in realtà, non esiste, o almeno non è così come lo immaginiamo. Di certo, non è una linea retta.




Lasciando un attimo da parte la Atkinson, penso che la più grande autorità in materia di "tempo" e "vita" sia Hermann Hesse con il suo Siddharta. Questo libro è innanzitutto, a mio parere, un romanzo sull'inquietudine dell'adolescenza, sulla ricerca dell'Io, sulla consapevolezza di sé. Siddharta, figlio di un bramino, passa da un culto all'altro, da un maestro all'altro, fino a quando non comprende che non ha bisogno di nessun maestro e di nessuna regola. Sarà il fiume a dargli una risposta a tutte le sue domande. Eraclito, no? Non ci si bagna mai i piedi nella stessa acqua. Panta rei. Ed è qui che Hesse introduce la novità: il fiume non "scorre", ma è ovunque nello stesso momento. L'acqua che tocca il letto del fiume, l'acqua che lambisce le rive, l'acqua che è alla fonte, quella che si getta in mare... tutto fa parte dello stesso fiume. Dunque il fiume è ovunque contemporaneamente. Noi siamo nello stesso momento bambini, adolescenti coi brufoli e gli ormoni a mille, adulti responsabili, anziani con la demenza senile a carico. Il tempo non esiste.


Siddharta ha incredibilmente ragione quando afferma che tutto il nostro dolore nasce dalla consapevolezza (a suo parere errata, come abbiamo visto) che il tempo scorre. E' vero. Pensateci. Perché soffriamo? Per qualcuno che muore, per qualcuno che ci lascia, per un fallimento, per la perdita del lavoro, per una malattia... Tutto è legato al tempo. Oggi muore una persona che ieri era viva, e dunque l'oggi e dunque lo ieri. Una storia d'amore finisce, ma solo ieri era ancora amore e così via. Questo è il suggerimento di Siddharta: pensare che tutto è ed esiste nello stesso momento. Chi muore è contemporaneamente vivo, chi ci ha lasciato ci ama ancora. Non è forse così che svanisce il dolore? 
Potremmo discutere per ore e ore sul tema del tempo. Hawking gli ha dedicato una tesi di laurea, una delle tesi più importanti al mondo (insieme a quella di Michelstaedter). D'altra parte, niente si crea e niente si distrugge: tutto si trasforma. Il tempo con noi, e noi nel tempo.

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