sabato 24 gennaio 2015 | By: Unknown

Quelli del "quasi"

Sono in piena crisi da esami: ne ho tre nei prossimi giorni e, tanto per cambiare, sono incredibilmente in ritardo. Ma perché sono così pigra? Perché devo sempre ridurmi all'ultimo minuto? Non potevo ereditare il gene della secchionaggine da mia madre? Certo che no! Io ho naturalmente preso da mio padre che studiò l'intero programma della maturità negli ultimi cinque giorni. Studio da deadline. Che poi, chissà perché, proprio quando hai tanto da studiare TUTTO IL RESTO diventa interessantissimo: lo smalto da cambiare, il nuovo libro di Marisha Pessl, le epistole a Lucilio, la Bibbia, gli evidenziatori, i post-it, la stanza da mettere in ordine e...uh!, ma quello è un manga! Già. Proprio così.
Intanto, giacché sono in pausa (e sto impazzendo e sono stanca e di là mia madre urla e pretende che lavi i bagni ADESSO, con tre esami alle porte e tutto da studiare) vi racconto qualcosa della serata di ieri.

Dovete sapere che io e Alessio siamo quelli del "quasi". Ieri abbiamo "quasi" seguito la presentazione di un libro (siamo arrivati ma era già iniziata da un pezzo così tutto ciò che abbiamo fatto è stato fumare una sigaretta, origliare e andar via) e dopo cena abbiamo "quasi" preso un caffè ma, dopo aver girato per mezza Bari alla ricerca di un posto e dopo essere rimasti un quarto d'ora in macchina a ridere di roba scema, abbiamo lasciato perdere. Se c'è una cosa che abbiamo fatto per intero? Esorcizzare il Windeego (si scrive così?), locale molto carino ma per me tremendamente pregno di cattivi ricordi. L'abbiamo riportato a nuova vita emotiva con due birre e i bacon-burger (foto in coda). E poi c'è stata la scena del semaforo. Siamo fermi al rosso, beviamo beveroni/frappe' appena presi da Catullo quando a un certo punto io mi giro e guardo i due tipi nella macchina accanto. Sono strani, con cappellini e orecchini e l'espressione un po' tonta. Dico ad Alessio: "Guarda quei due!" e, nello stesso momento, loro si girano e guardano noi. Noi fissiamo i due cretini col cappello e loro fissano i due cretini col frappe'. "Un giorno o l'altro mi farai picchiare da qualcuno" mi ha detto Alessio mentre scattava il verde. Beh sì. Per il momento resta un "quasi".

giovedì 22 gennaio 2015 | By: Unknown

Anima nerd e rossetto mattone

...con scarpe agggggressive.

La teoria del tutto (e per tutto intendo veramente tutto)

So, goodmorning. Avvertenza: questo post sarà chilometrico. Tantissime cose di cui devo parlarvi, first of all Teoria e pratica di ogni cosa di Marisha Pessl, La teoria del tutto e il mio nuovissimo portafoglio rosso fiammante. Ah, e il mio nuovo romanzo in stesura (ma ve ne ho già parlato, right?). Andiamo con ordine.


Special topics in calamity physics. Questo libro è allucinante. Non solo: è uno di quei libri che devi iniziare a leggere soltanto quando ti senti pronta e c'è una parte di te che sta urlando "lo voglio lo voglio lo voglio". MAI iniziarlo in un momento di fiacca, seriously. Il libro è strutturato come una vera e propria tesi di laurea o, meglio, come la dispensa di un corso universitario, con tanto di esame finale. Qual è il sunto? Le tesi sono due, o almeno questa è la mia opinione in merito: 1) tutto è relativo e noi arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio e guardiamo solo fin dove arriva il nostro sguardo (sto parafrasando una poesia, guess which and get a candy!) 2) l'infinito complicarsi della mente umana sino alla follia. Mi piace tantissimo l'idea delle lucciole ("Così tanta luce in un centimetro quadrato") e delle farfalle, fragili e meravigliose. Mi piace l'autoironia, quel definirsi pesante, un po' secchioni, un po' troppo intellettualoidi. Non capisco chi ha criticato questo libro per eccessivo nozionismo. Che cosa vi aspettavate? Non è un vero romanzo: è un enorme saggio critico sull'uomo, uno studio psicosociologico con tanto di bibliografia. Doveva necessariamente essere così "pesante". Fatto sta che questo libro ha avuto su di me lo stesso effetto che ebbe Io sono Charlotte Simmons di Tom Wolfe (anche se quello lì lo detestai, sia chiaro. Si veda la mia alquanto divertente stroncatura su anobii). Quale effetto? Il desiderio di studiare, di impegnarmi, di leggere moltissimo, di scrivere ancora di più, di lasciare tracce nel bosco dietro ogni mio passo. Non importa quanto un libro sia meritevole: importa l'effetto che ha. Importa quell'input che scaturisce dalle pagine con la forza di un uragano. Ho odiato Charlotte Simmons, il suo bel faccino da secchiona-che-non-si-trucca, la sua verginità che diventa un affare di stato. PERO'! Però quel libro mi ha lasciato qualcosa, per quanto l'abbia detestato, e questo lo rende indispensabile. Con Marisha è andata molto meglio: ho adorato il suo libro e, sorvolando su alcuni piccoli episodi in cui ho avuto voglia di spaccare la testa di Blue a picconate, tutto è filato liscio come l'olio. Marisha è diventata uno dei miei miti che, sia chiaro, non è che siano poi tanti.
La seguo su Instagram e su Twitter, spulcio il suo sito e mi rendo sempre più conto di quanto la fama letteraria non abbia niente a che vedere col mondo social. Non per dire, ma su Instagram raccolgo più like io di lei, con la piccola differenza che i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo e che lei presenta in Svezia e chissà dove altro. Che abissale differenza esiste tra il "successo" (volutamente virgolettato) decretato dai social e il successo dettato dalla critica! Non vorrei dire, ma oggi mi è sbucata in bacheca (ah, feisbuc!) la trama di un romanzo Sperling&Kupfer talmente banale che ho pensato: maddai, seriously? Io credo che a volte il famigerato cassetto sia preferibile allo sputtanamento totale, alle classifiche Amazon e a molto altro. Ma torniamo a Marisha: si è laureata in Letteratura inglese al Barnard college come membro della Phi Beta Kappa Society che, stando a Wikipedia (se lo fa Eco posso farlo anch'io), è la più antica società per le arti e le scienze, fondata nel 1776. Roba da romanzo di Donna Tartt (si veda The secret history che credo non sia mai stato tradotto in italiano). Insomma, c'è abbastanza carne al fuoco per morire di ammirazione e, in ogni caso, lei mi piace moltissimo. Credo che il 50% (forse il 60%) delle recensioni negative che ho scovato su Goodreads siano frutto di quella cosa molto frequente che si chiama invidia o, più precisamente, quel genere di fastidio che provi quando scopri che una ragazzina neo-laureata ha sfornato un mattone geniale di 700 pagine tradotto in tutto il mondo e che TU ti stai ancora arrampicando sugli specchi con un romanzetto rosa in cui lei odia lui che ama lei e alla fine si amano ma forse no e poi fanno roba strana e si appendono al lampadario e poi si sposano. Che, a conti fatti, è la trama base dell'80% della narrativa contemporanea.

Veniamo al film. La teoria del tutto. Ore 22. Finisco di fumare mentre Alessio fa la coda per i biglietti e all'improvviso mi ritorna in mente il canovaccio di un plot che avevo partorito mooolto tempo fa e subito tutto acquista un senso. Da quanto tempo non ci pensavo? Un anno? Forse di più? Bastano una sigaretta, un ragazzo elegante con il naso storto e una ragazza che dice agli amici "La professoressa è già nel cinema" e...voilà, ho la trama completa. Certo, mi manca ancora qualcosa, ma finalmente tutto ha acquistato un senso. Ora SO cos'è successo, perché è avvenuto quell'omicidio, quale terribile segreto si nasconde dietro gli avvenimenti apparentemente semplici da decodificare. E insomma, sono qui che scrivo un libro in testa mentre Alessio finalmente riesce a prendere i biglietti. Entriamo, rivediamo per l'ennesima volta gli stessi trailer (quello con Raul Bova e lei che è ricca e poi va in campagna, quello dei genitori le cui figlie sposano solo stranieri, il nuovo di Angelina Jolie regista, bla bla bla). Poi, finalmente, inizia. Ve lo dico subito: non mi ha convinta del tutto. Detto a parole mie, è soltanto un GIGANTESCO TRAILER DI DUE ORE. Full stop. Non è sorretto da fondamenta forti, a tratti è molto frettoloso e, a mio parere, avrebbe necessitato di almeno mezz'ora in più. E' praticamente un collage di belle immagini, bei colori, belle musiche, begli attori (soprattutto gli attori: il protagonista merita un oscar). Anche la sceneggiatura non mi ha fatta impazzire. Guardate il trailer e avrete visto il film (comunque ho pianto due volte e vabè che io piango anche al finale della Bella e la bestia).


All'uscita avevo il naso a cipolla e gli occhi ancora più cipollosi e ho detto ad Alessio: il finale vale il 50% del film. Meravigliosa l'idea di capovolgere il tempo (quasi come nella tesi di Hawking) con in sottofondo Arrival of the birds della Cinematic Orchestra (ricordate il documentario Disney sui fenicotteri?). Insomma, una bellissima confezione di macarons con dentro un macaron pressoché insipido alla vaniglia. Ecco. 



Bene, poche altre parole e poi giuro che io torno a Leopardi e voi a qualunque cosa stiate facendo/leggendo/scrivendo. Ho comprato ieri un portafoglio epico e non potevo non mostrarvelo (foto dell'oggetto in questione più foto random scattate per rimandare il più possibile lo studio).






 














mercoledì 21 gennaio 2015 | By: Unknown

Before the movies

Dovrei studiare. Dovrei mettermi lì e mandare a memoria pagine e pagine per il mio quarto esame della specialistica, ma al cinema c'è La teoria del tutto e io (che adoro qualsiasi cosa contenga la parola "teoria" nel suo titolo) non posso di certo perdermelo. Ancora una volta sto scrivendo dal cellulare, quindi aspettatevi foto fuori formato e nessun video né trailer né niente. Ci rivedremo nei prossimi giorni con le recensioni in arretrato e le fotografie (serie) che spero di scattare con Shaunee, la mia piccola Fujifilm. Per il momento, beccatevi queste.

P.s. il micioselfie vince

martedì 20 gennaio 2015 | By: Unknown

Black dahlia

And so.

Il lato sociologico del blogging

E così anche questa giornata sta volgendo al termine e mi ritrovo ancora una volta a scrivere post sul cellulare (e se blogger fa schifo, vi lascio immaginare quanto la app di blogger faccia ancora più schifo). Ho aperto sulle ginocchia un articolo sui discendenti di Gengis Khan e sulla genetica applicata all'antropologia. Roba da nerd, ma decisamente interessante. La tipa che sul suo blog ha affermato che io pago per pubblicare libri (e non è assolutamente vero) mi segue su Twitter. Ora, le questioni sono due: o lo fa perché finalmente vuole attingere alla fonte number 1 e scrivere la verità nel suo wonderful blog oppure non vede l'ora di scavare alla ricerca di qualche chicca scabrosa da portare a galla, tipo io che bacio un gallo (vero) o che canto Like a virgin in giubbotto di pelle borchiato e tacchi 19. Temo che lo scopriremo solo vivendo. Sto conducendo una sorta di esperimento sociologico a scopo di ricerca in alcuni tra i blog più importanti al mondo. Non so esattamente perché lo sto facendo, ma vi assicuro che sto scoprendo sfumature interessanti, cose del tipo: Chiara Ferragni nel 2009 era un po' tonta ma molto molto più dolce e simpatica di adesso (ma continua a piacermi più di tante altre persone), mentre Tavi Gevinson è sempre meravigliosa, incrollabile, profondamente se stessa sia da emerita sconosciuta che da superstar del blogging. Sto studiando anche altri blog, ma per il momento non vi dirò niente (lo scienziato è solo). Quando finalmente riuscirò a scrivere i miei post al computer avrò un po' di roba da condividere con voi: visioni fuggitive, video, musica, poesie, inspirational pics. Intanto vi rendo partecipi di un mio grandissimo successo: finalmente Romeo acconsente a farsi prendere in braccio senza scorticarmi braccia-collo-mento. Che sia subentrato l'Alzheimer?

lunedì 19 gennaio 2015 | By: Unknown

Pensieri da area ristoro

Aria ristoro dell'Auchan, una sigaretta e un vestito nero di Mango nella busta. L'altoparlante manda una canzone orribile che dice qualcosa tipo "I'm singing forever" (ma speriamo di no). Il freddo mi colpisce il collo scoperto come uno schiaffo a ripetizione. Questo è uno di quei rari periodi in cui becchi solo libri meravigliosi: Teoria e pratica di ogni cosa di Marisha Pessl, Il cardellino di Donna Tartt, Shotgun lovesongs di Nicholas Butler. Con i libri va così, alti e bassi, come in una storia d'amore. E quando capita di beccare solo libri che arricchiscono, donano, sprigionano ossigeno, allora sì che torna il piacere della lettura, delle 700 pagine buttate giù in due giorni come un succo di frutta. E sto scrivendo. Sto scrivendo il libro che impegnerà tutto quest'anno e forse anche il successivo e non importa quando finirò, so solo che ne vale la pena. Tanti gli spunti, sterminato l'humus nel quale sta prendendo vita questa nuova storia. Voglio dare il meglio. Non pubblicherò niente che non sia maturo, adulto, pronto per il mondo. Nient'altro.