mercoledì 9 novembre 2011 | By: Bianca Rita Cataldi

essere gatto.


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Dopo quattro ore di Czerny op.740 n 50 non mi sento più le braccia ed è già un miracolo se riesco a mettere insieme quattro parole di fila. per non parlare di quanti capitoli di Flaubert sto mandando giù per l'esame di letteratura francese. la pioggia contro i vetri della finestra. comequandofuoripiove. e anche questa settimana, per un motivo o per l'altro, sto evitando le lezioni all'università. tra visite mediche, operazioni innocue in vista, giramenti di testa vari, libri su libri su libri, tanto studio pianistico da recuperare...le lezioni saltano. roba da niente. il mio gatto dorme sulla sedia del soggiorno, tutto arrotolato nel suo calore buono. vorrei tanto dormire continuamente come fa lui, per poi svegliarmi a intervalli più o meno regolari, guardare il mondo come se lo vedessi per la prima volta e tornare - immancabilmente - a dormire. quando nascerò di nuovo, nascerò gatto, ma in casa mia, con mia madre che mi dà i croccantini e mi culla e io che le faccio le fusa. sìsì, nascerò gatto.

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