mercoledì 9 novembre 2011 | By: Bianca Rita Cataldi

"Madame Bovary c'est moi"

Emma era simile a tutte le amanti. E il fascino della novità, cadendo a poco a poco come una veste, mostrava a nudo l'eterna monotonia della passione che ha sempre le medesime forme e il medesimo linguaggio. Quell'uomo così ricco di esperienza non coglieva il differenziarsi dei sentimenti sotto l'equivalersi delle espressioni. Poichè labbra libertine o venali gli avevano mormorato frasi consimili, non credeva che debolmente al candore di quelle. Bisognava farci la tara, pensava, dal momento che discorsi infiammati nascondono affetti mediocri: come se la pienezza dell'anima talvolta non traboccasse attraverso le metafore più vuote perchè nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è come un paiolo fesso su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle.

(Madame Bovary, Gustave Flaubert 1856)

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