giovedì 17 novembre 2011 | By: Bianca Rita Cataldi

Il tuo sangue - Racconto.

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Quando ti diranno che sei stata abbandonata, che nessuno ti ha amata

voluta

cercata

tu chiudi gli occhi e ascolta il rombo del tuo sangue, perché quel sangue è le tue radici.

E’ nelle vene che ti mantengono in vita - che ti reggono come dieci cento mille elastici interiori - la tua casa.

Quando andrai a scuola e ti prenderanno in giro per il tuo modo di vestire, per la tua camminata goffa, per il naso che forse ti crescerà un po’ curvo,

tu chiudi gli occhi e ascolta il rombo del tuo sangue, ché io ho il tuo stesso naso e vesto come vestirai tu e cammino al ritmo dei tuoi passi di domani.

E quando ti innamorerai e farai i miei stessi errori e sarai madre prima di essere donna,

e ti diranno lame di parole per scavarti dentro la pelle del cuore

tu chiudi gli occhi e ricorda che sono stata dove tu sarai,

che ho preso sotto i miei piedi le spine della tua strada,

che ho acceso torce nelle tue grotte sotterranee.

Il mio nome, il mio volto, il colore del miei occhi non contano: il ricordo di me è un libro inutile che puoi fare a meno di leggere.

Fa’ finta di non sentire il freddo del marmo sotto la tua schiena, adesso. Presto apriranno la porta, e sarai in casa d’altri. Ti guarderanno sbalorditi, ti additeranno, leggeranno la breve lettera che ti ho appuntato al petto. Farai parte di loro, condividerai i loro pranzi e le loro cene, andrai a Messa la domenica, non ti diranno mai il mio nome.

Ma tu chiudi gli occhi e ascolta il rombo del tuo sangue.

(B.)

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