sabato 7 settembre 2013 | By: Unknown

"Il profumo del Sud" di Linda Bertasi - Recensione.



Oggi vi parlo di un libro al quale tengo moltissimo, un libro che si è rivelato essere uno dei più emozionanti romanzi storici che io abbia mai letto. Ed ecco il perché...


Siamo nel 1858. Anita è sul ponte del piroscafo che la condurrà da Genova all'America, il Nuovo Mondo. Ha appena scoperto una verità terribile sul conto della sua famiglia e tutte le sue certezze si sono ridotte in cenere. Guarda la terraferma allontanarsi e, con essa, l'uomo col quale ha condiviso l'amore e gli anni della sua giovinezza. Ad accompagnarla in questo viaggio c'è Margherita, un'anziana donna simpatica e piena di verve che le propone subito di trascorrere qualche tempo a casa sua, non appena arrivate in America. Anita acconsente benché Justin Henderson, l'affascinante e turbolento pupillo di Margherita, non si decida a lasciarla in pace. Il vero viaggio, quello che cambierà totalmente la vita di Anita, avrà tuttavia inizio solo quando la traversata sarà terminata e la protagonista vedrà con i suoi occhi le colline del Sud, ne avvertirà il profumo e l'irresistibile richiamo. Paesaggi sconfinati si stendono come veli dipinti davanti ai suoi occhi e Anita sente che potrebbe vivere lì per sempre. Tuttavia, le ombre scure della Guerra Civile si addensano all'orizzonte e il dolore, l'odio, la paura sono molto più vicini di quanto si possa immaginare...


Ho avuto la fortuna di leggere questo libro in anteprima e l'ho letteralmente divorato benché non sia breve. Linda scrive divinamente e riesce a rendere scorrevolissime anche le pagine più "storiche", se così si può dire. Questo è, infatti, forse uno dei romanzi storici più emozionanti e brillanti che io abbia mai letto. E' un romanzo completo, soprattutto: tra le sue pagine, ritroviamo l'amore, l'amicizia, il senso di appartenenza a un luogo che abbiamo eletto "patria", la guerra, la lotta contro il razzismo e la fiera affermazione della propria indipendenza. I personaggi che Linda ci presenta sono "tridimensionali": di ognuno di loro possiamo conoscere le gioie, le passioni, i dolori e i più oscuri moti dell'animo. Per non parlare di Justin, del quale mi sono letteralmente innamorata sin dalle prime pagine. Un altro aspetto degno di nota è la bravura con la quale Linda descrive questi immensi, sterminati luoghi che ho avuto modo di vedere solo nei film: è talmente brava da suscitare nel lettore la voglia di interrompere per un attimo la lettura, chiudere gli occhi e immaginare di essere lì, su quelle colline, per respirare quell'odore che solo la terra del Sud possiede.

Consiglio di cuore questo romanzo perché è un piccolo, grande capolavoro ed è il frutto di un lungo lavoro di studio, ricerca e, soprattutto, passione infinita.

venerdì 6 settembre 2013 | By: Unknown

"Sorpresa da un angelo" di Elisabetta Modena - Recensione.



Benedetta è una studentessa diciassettenne come tante: carina in modo non troppo vistoso, dolce e insicura. Ha una gemella, Romina, che è il suo esatto opposto e con la quale non riesce a costruire un buon rapporto. La situazione familiare, in realtà, non è delle migliori: i genitori di Benedetta stanno tentando di attraversare un momento di crisi con l'aiuto di una psicologa, Rosi è nata da un anno appena, Ricky gioca continuamente alla playstation e Romina ha smesso di frequentare la scuola. Come se non bastasse, la nostra protagonista è infatuata da quattro anni di Manu, un suo compagno di classe, che non la degna neppure di uno sguardo. Ed è proprio adesso, quando tutto sembra volgere al peggio, che Nathanael entra nella sua vita. Alto, occhi azzurri e capelli biondi, sembra un angelo disceso dal cielo. Giorno dopo giorno, la vita con Nat diventa sempre più strana: Benedetta può sentire della musica direttamente nella sua testa ogni volta che è al suo fianco, per non parlare di quell'assurda sensazione di pace e di calore che la pervade quando lui c'è. E se Nat fosse davvero un angelo? Non un angelo qualunque, ma addirittura il suo angelo custode? 


Ho conservato questo ebook nel kindle per tantissimo tempo senza riuscire a trovare il tempo di leggerlo; adesso, finalmente, ho iniziato e terminato in pochi giorni quella che si è rivelata essere una lettura piacevolissima e scorrevole. Conoscevo da tempo Elisabetta Modena non solo come amica e lettrice (grazie ad aNobii) ma anche come autrice dell'apprezzabilissimo romanzo breve Il guardiano delle menti e devo dire che la sua scrittura è cresciuta e maturata ulteriormente. Nat non è il solito angelo al quale gli YA contemporanei ci hanno abituati: è un angelo cristiano, lo stesso angelo del quale ci parlavano i nostri genitori quand'eravamo bambini. Elisabetta è bravissima nello svelarci le luci e le ombre di una creatura celeste improvvisamente costretta a fare i conti con un corpo mortale e con le sue tentazioni. Benedetta, la protagonista, è un personaggio molto positivo: se nelle prime pagine del libro può sembrarci un po' "chiusa" e prevenuta, col tempo cresce sino a diventare una donna perfettamente in grado di gestire se stessa e i suoi sentimenti. Interessante è anche la figura di Romina, tormentata e difficile, nonché l'intero intrico dei rapporti familiari tra genitori e figli, fratello e sorella. Se proprio dovessi trovare un difetto a questo romanzo, sarebbe il fatto che talvolta alcuni episodi potrebbero risultare anacronistici (è il caso delle eccessive restrizioni dei genitori di Benedetta sulle sue uscite o  la passione di Alessandra per Baglioni) ma si tratta di dettagli insignificanti. E' un libro che consiglio a tutti, senza limiti di età, soprattutto perché è un libro italiano nel modo di raccontare, nella spiritualità, nella scelta della "colonna sonora". Una buona risposta, insomma, a tutti i cloni che i grandi editori importano dall'America. Abbiamo anche noi i nostri ottimi autori: riscopriamoli.

giovedì 5 settembre 2013 | By: Unknown

Gli Undici - breve identikit dei miei film di agosto (part 2)




ed eccoci qui con la seconda ed ultima parte del mio speciale dedicato ai film che mi hanno accompagnata per tutto il mese di agosto.


"Daisies" di Vera Chytilova (commedia drammatica, 1966)
voto: ****/4 e lode

Non saprei nemmeno come iniziare a raccontarvi questa meravigliosa pellicola surrealista della Chytilova, pioniera della new wave cecoslovacca dei primi anni '60. Si tratta di un film anti-comunista geniale nei costumi, nella fotografia, negli effetti, nella recitazione. Splendido il finale, con le due ragazze che, dopo la ribellione, si piegano al sistema nel tentativo di rimettere "insieme i cocci" (memorabile la sequenza dell'abbuffata e della successiva pulizia della sala) ma vengono comunque fatte fuori. La sceneggiatura, poi, è pura letteratura.



le due protagoniste si voltano a guardare i resti delle pannocchie che hanno divorato ed è questa, per loro, la prova tangibile della loro esistenza

Piegatesi al sistema, tentano di rimettere insieme i pezzi e "tutto sarà pulito"

Il sistema, tuttavia, si libererà ugualmente di loro. Imbottite di giornali, vedono l'immenso lampadario di cristallo staccarsi dal soffitto e precipitare sui loro corpi.


"Sisters" di Douglas Buck (horror/thriller, 2008)
voto: */4

Questo è uno di quei film che potete risparmiarvi senza troppi rimpianti: a tratti truculento, inutile e banale. Due gemelle siamesi vengono separate e una delle due muore durante l'intervento. Muore la buona, naturalmente. Resta quella malvagia, Angélique, brutta come il debito nonché totalmente incapace di recitare OR di assumere un'espressione intelligente per un secondo almeno. Il ruolo dello psichiatra, poi, mi è totalmente oscuro (della serie: ma che te fumi?). Insomma, l'unico motivo che potrebbe spingervi a guardare Sisters è Chloe Sevigny, alias una delle donne più affascinanti al mondo. Per il resto...andate a farvi una pizza, piuttosto. Ah, dimenticavo di dire che dovrebbe essere il remake dell'omonimo film di Brian De Palma. Ehhh, caro Douglas! Anch'io vorrei essere il remake vivente di Cesare Pavese ma è che, vedi, proprio non mi riesce.

"A casa nostra" di Francesca Comencini (drammatico/thriller, 2006)
voto: **/4

Partiamo da un presupposto: a me, la Comencini, non piace neanche per niente. Comunque il film è ben fatto, per carità, scorre e non dà problemi se non fosse per un'unica, enorme, difficoltà: Laura Chiatti. Ragazzi, io Laura la odio dai tempi di Ho voglia di te e non mi è più passata. E' come una malattia: vedo Laura e penso "il cinema italiano fa schifo". Papale papale. E poi, santoddio, ha delle tette orrende. Sorvolando su tutto ciò, ci tengo a sottolineare che Valeria Golino, pur non essendo assolutamente un'attrice da oscar, dà qui il meglio di sé (come anche nel meraviglioso Respiro di Emanuele Crialese). Il guaio principale di questo film, oltre a Laura Chiatti, è che è confuso. Intricato. Troppa carne a cuocere e gran parte di quella carne è stra-banale: la classica modella che si fa il classico politico che viene intercettato dalla classica brava figliola che crede nella legge ma sta perdendo la fiducia nel sistema. Una spolverata di cocaina e il gioco è fatto. Nulla di nuovo sul fronte occidentale, dunque. Serenamente dimenticabile.



"Viaggio d'estate" di Richard Loncraine (commedia, 2009)
voto: ***/4

Ora, io non capisco assolutamente perché questo film non abbia avuto successo in Italia: è divertente, arguto e recitato benissimo. Ritroviamo una Renée Zellweger al meglio di sé, il Mr Big di Sex and the city e un Logan Lerman poco più che adolescente (mi sono innamorata di lui con Noi siamo infinito e non lo dimenticherò tanto presto). Il film narra liberamente un episodio della vita del celebre attore George Hamilton: il viaggio con sua madre e suo fratello attraverso l'America. Viaggio che, tra l'altro, lo condusse dritto tra le braccia della sua carriera d'attore. Procuratevi il dvd, preparate i popcorn al microonde (io, personalmente, ho il terrore degli scoppiettii che fanno in padella) e riscoprite questo bel film ingiustamente finito nel dimenticatoio.



"Spring Breakers" di Harmony Korine (drammatico, 2012)
voto: ***/4

Ho già parlato di questo film in un mio post precedente indi per cui non aggiungerò nient'altro. Vi ricordo che a breve dedicherò un intero articolo a questo film su Prudence Magazine: stay connected.









"Le amiche" di Michelangelo Antonioni (drammatico, 1955)
voto: ****/4

Leone d'Argento a Venezia nel '55, Le amiche è una delle opere più travagliate e travolgenti del Maestro. Il film è una radiografia esatta della psicologia femminile in ogni suo aspetto: la donna viene vista nei suoi rapporti con se stessa, con l'uomo e, in particolar modo, con le altre donne. Il titolo, così fortemente definitivo, mette in luce l'aspetto dell'amicizia femminile, un'amicizia in cui amore, odio e ipocrisia si mescolano con l'invidia, con l'attrazione reciproca e con l'inevitabile competizione in ogni campo della vita. Mi viene in mente una citazione terribile di Irène Némirovsky: "Non si ama un uomo per lui stesso, ma lo si ama contro un'altra donna." (in Il vino della solitudine). 



Momina: "Va' a vedere che stasera succede il miracolo."
Clelia: "Che miracolo?"
Momina: "Che ci divertiamo."



"Anatomia di un omicidio" di Otto Preminger (drammatico/giallo, 1959)
voto: ***/4

Io amo James Stewart. Lo amo in maniera intima e viscerale (mia sorella, ogni volta che me lo sente dire, se ne esce con un "Tanto è morto, immaginatelo com'è adesso nella bara") e in questo film è semplicemente immenso, come suo solito. La trama è semplice e lineare: lei dice di essere stata violentata, lui uccide l'aggressore e James Stewart lo difende in tribunale. Niente di che, direte voi. La grandezza di questo film, infatti, è nei dettagli, nell'amore che l'avvocato Paul Biegler nutre per la Legge (trascorre le sue serate sfogliando libri di giurisprudenza con un suo collega alcolizzato) e, al tempo stesso, nella sua calcolata freddezza. Biegler sa perfettamente che l'accusato è colpevole e tuttavia riesce a scagionarlo poiché avrebbe agito sotto l'effetto di un "impulso irresistibile". Cavilli da Azzeccagarbugli, insomma. L'intento di Preminger, infatti, non è quello di dividere il giusto dallo sbagliato: come da titolo, il regista vuole analizzare scientificamente il delitto, il prima il dopo e il durante, senza alcun insegnamento morale da trasmettere. Ed è qui, la grandezza di questo film.


Gli Undici - breve identikit dei miei film di agosto (part 1)


Sulla mia scrivania c'è un quadernetto. E' uno di quei quaderni che davano in omaggio al Banco di Napoli nel 2006, quando la banca era sponsor ufficiale delle olimpiadi o qualcosa del genere. Dal 2009, uso quest'orrido supporto cartaceo per annotare titolo, anno e regista di ogni film che guardo. Un'abitudine sciocca? Naaa. Piuttosto un diario di viaggio, una testimonianza dei miei gusti, del loro trasformarsi, del mio crescere. Quest'ultimo mese, tra febbre e tonsillite e robetta varia, la lista dei film è stata decisamente breve. La condivido con voi aggiungendo un mio piccolo commento (della serie: nonhaiproprionientedafare).

p.s. avete mai assaggiato la granita al tamarindo? io ci ho provato ieri. è una mia impressione o non dà assolutissimamente di NIENTE?




"Valley girl" di Martha Coolidge (commedia, 1983)
 voto: */4

Come potrete notare, il mio voto per questo film è decisamente basso. Perché mai? Beh, è un film scialbo. Scialba lei - bionda e inutile da far paura - e scialbo lui, un Nicholas Cage giovanissimo (tanti capelli fa, per intenderci). La trama è inconsistente e potrei affermare con assoluta certezza che si tratta di un Tre Metri Sopra Il Cielo ante litteram (ma Pollo non muore alla fine). E' un film difficilissimo da reperire, io stessa sono stata costretta a guardarlo in lingua originale. Perché sbattersi tanto?, vi chiederete. Beh, questo film ha due pregi:
è un modo come un altro per tuffarsi negli anni '80 e ha un'ottima colonna sonora. In particolar modo, vi segnalo una bellissima Melt in you dei Modern English (watch the video below) e l'ancor meno conosciuta A million miles away dei Plimsouls (quest'ultima mi mette addosso una voglia incredibile di ballare. Ballare come balla mio padre, mezzo twist mezzo charleston mezzo boh-basta-che-mi-muovo).



"Dead Silence" di James Wan (horror, 2008)
voto: **/4

Un voto bassino per un film abortito: grandissime potenzialità, risultato quasi banale. La trama è meravigliosa: una donna ventriloqua e sterile costruisce un centinaio di marionette che diventano "i suoi bambini" in tutte le sfumature horror possibili e immaginabili. La donna viene uccisa e, ovviamente, torna dal regno dei morti per vendicarsi e lo fa proprio attraverso le sue marionette. Buona l'idea, dunque, accompagnata da una fotografia ad effetto (un po' cozza, forse, ma non guasta). Il grande problema è uno solo, ma devastante: la sceneggiatura. E' banale, scritta male e appiccicata con lo sputo. Un vero peccato. La seconda stellina è tutta per il finale, inaspettato e geniale. Non ci ero arrivata nemmeno io, il che è tutto dire :P 


"Attenti a Mary Shaw dagli occhi pazzi! 
Non aveva figli, ma solo pupazzi! 
E se per caso nei vostri sogni appare, 
non dovete mai, mai gridare!"

what a pretty girl!




"Kamikaze girls" di Tetsuya Nakashima (commedia, 2005)
voto: **/4

Questo è un film che molti di voi avranno già visto, ne sono certa. E' conosciuto in Italia come "manifesto" delle Gothic Lolita (per maggiori informazioni watch this video, ma sono sicura che qualche amico ve l'abbia già segnalato :P). Il film è leggero, scorrevole e delicato. Simpatiche le protagoniste, pur nelle loro smorfie da anime (ma suppongo che questo sia esattamente il loro modo di recitare e di guardare alla vita, in generale). Ve lo consiglio perché è un classico, a modo suo. Voglio andare a Tokyo e comprare tutte quelle orribili unghie finte.



 "Suicide Club" di Sion Sono (drammatico/thriller/horror, 2002)
voto: */4

Okay, faccio un bel respiro e provo a parlarvi di questo film. Si tratta di una delle pellicole che compongono la Trilogia del Suicidio del noto regista giapponese. Devo ammettere che il film non mi è piaciuto. Ne comprendo i motivi, lo spirito, i (pochi) personaggi riusciti, ma ciò non mi ha reso il film più gradito. Inutilmente truculento, è uno splatter che si traveste da film di denuncia (o un film di denuncia che si traveste da splatter) ma, in tutto questo, la componente thriller risulta quasi di troppo. Insomma, complimenti per l'idea ma facciamo che passo. Vi allego il video della famosa scena della metropolitana, quella che ha fatto uscire la pellicola dai confini del Giappone.
p.s. non guardate questo film dopo pranzo: vi bloccherebbe la digestione. Ne so qualcosa.


to be continued...
domenica 1 settembre 2013 | By: Unknown

wake me up when september starts.

Io e Luci, stazione Bari Nord, luglio 2013


Primo settembre. In passato, quando scrivevo su un blog che sentivo molto più mio di questo, dedicavo sempre un post al primo giorno di questo mese. L'inizio dell'autunno, dio, l'ho sempre amato. E' per l'odore. Quell'odore di foglie e asfalto umido, di aria che cambia, di vento. Lo sfrigolare dell'attesa. Improvvisamente mi vien voglia di studiare (oddio, non troppa) e ripenso agli anni del liceo, al mio svegliarmi ogni mattina nel freddo solo per pensare Voglio impiccarmi, tutti quegli anni, eppure ne è valsa la pena. Di viverli (di farmi vivere, anche, giusto un po'). E adesso è di nuovo settembre, non ho scuole da ricominciare ma solo un progetto da continuare, un ostinato andare avanti, e pregare dio ti prego dammi la pazienza dammi la saggezza la calma l'ipocrisia necessarie. Il mio latino, la mia grammatica, la mia letteratura italiana II. La tesi che si avvicina e mi sembra ieri quella mattina bollente dell'iscrizione, il numero di matricola che contiene le date di nascita di mia madre e mia sorella, in coda alla segreteria di facoltà, quando a un certo punto sono quasi svenuta e mi hanno regalato un cornetto bauli. Ma sono passati due anni. Ascolto una playlist ben congegnata su Rookie e penso al White Russian di ieri, agli occhi di Sergio mentre diventavano lucidi (non bevete mai vodka sulla ricotta forte), al suo outfit total grey ma era sempre meglio dei pantaloni verdi di giovedì, a quanto possa passare il tempo ma noi siamo giovani, ancora, e "si rimane giovani solo se lo si è stati", diceva Pavese. Penso anche a Spring Breakers (Harmony Korine 2012), alla meravigliosa scena in cui James Franco suona Everytime e tutta quella dolcezza e tutta quella violenza in un film che è un ossimoro colorato e sì, decisamente ne parlerò nel mio prossimo post su Prudence.


Siri Tollerod in un servizio per Vogue Italia di chissà quanti millenni fa


Sono di un umore variegato, un po' dolce marmorizzato un po' Alpenliebe latte&menta. Questa sera io e Marzia eravamo alle panchine e dei bambini in bicicletta si sono fidanzati con noi. Ora, non so spiegare esattamente come sia successo. So solo che hanno iniziato a dichiarare il loro amore (e a dire molte altre cose sentite da chissà chi e delle quali, santoddio, non capivano assolutamente il significato) e se ne sono andati tutti contenti gridando di essersi fidanzati. Felici loro, felici tutti. Dovrò trovare le parole per dire a Sergio che da oggi sto con un altro.
venerdì 16 agosto 2013 | By: Unknown

di solito odio Facebook ma oggi no.



Nella vita di tutti i giorni, di solito, a meno che non mi alzo col piede sbagliato, odio Facebook. Lo odio nel senso che lo evito come la peste nera, non so se mi spiego. Vedo l'icona sul display del mio cellulare e il mio pollice fa lo slalom per non beccarla, ecco. Eppure oggi, dopo due settimane di assenza dovute a febbre/tonsillite/placche/robadelgenere ho deciso di fare una capatina su Facebook, così, tanto per capire se mi ha pensato qualcuno e...sì, qualcuno mi ha pensato. Questo qualcuno è Rossella Sicilia, una ragazza meravigliosa alla quale non potevo non dedicare un post nel mio blog. Oltre ad essere una delle poche lettrici realmente in grado di comprendere tutto ciò che un libro ha da comunicare, è anche una bravissima videomaker. Voglio condividere con voi due dei suoi video: il primo è il booktrailer del mio ultimo romanzo, "Waiting Room", mentre il secondo è un omaggio visivo e musicale al mio libro d'esordio, "Il fiume scorre in te". Non saprei dire quale dei due sia più emozionante. Lascio a voi la scelta, perché io li adoro entrambi e adoro questa ragazza straordinaria dal cuore grande.



martedì 13 agosto 2013 | By: Unknown

c'era una volta quand'ero scema



C'era una volta - quand'ero scema - una Bianca che scriveva recensioni coi guanti gialli. Li avevamo sia io che le recensioni, i guanti gialli. Questa Bianca qui si diceva "okay, questo libro è orrendo ma mi dispiacerebbe tantissimo offendere l'autore. Ecco, gli dirò ciò che penso ma lo farò con delicatezza". Va bene. Questo era tanto tempo fa. Mi addentravo in romanzi da brrrivido col mio lanternino cercando disperatamente UNA sola qualità con la quale nobilitare l'opera. Ero di una bontà da diabete ma è che, ecco, a un certo punto io, ecco, proprio non va. Come scrisse una volta Paolo Nori in un suo incipit, Io sono quello che non ce la faccio.

Sto leggendo un libro terrificante. Non vi riporto titolo e autore perché sono ancora una persona più o meno gentile (ma non per molto: mi sto incattivendo) e poi mi firmo col mio nome e non vorrei trovarmi uno scrittore pazzo sotto casa ma - santoddio - esiste ancora gente che scrive enunciati con cinque punti esclamativi? che confonde i tempi verbali e che fa affermazioni assurde del tipo "volevo dirle che aveva una bella gonna ma temevo potesse comprendere la mia sofferenza" (della serie: whatthefuck?). Cristo aiutami. Ora, sono un po' stanca. Di essere buona. Comprensiva. Non sai dove si mettono le virgole ma ti perdono. NO. Non mi interessa più di niente e di nessuno. Qualcuno vuole vendicarsi? Tranquilli, sono un'autrice anch'io: prendete pure i miei libri e massacrateli. Io, di sconti, non ne farò più.

(black mood: mode on)